
Dal gelido inverno mi trascinai
in primavera di spine e sangue
gocciolarono i fianchi
cinti da morsi d’inganno
e cuori peccatori
fuggì lontano così il mio sogno
mentre cadeva a tonfo la cruda realtà
a sbarrarmi gli occhi increduli
e notti e giorni di cemento
alitarono la gola chiusa in pianto
Croci di spade sul petto indifeso
a varcar il senso e il vuoto
sorrisero incoscienti
i corpi nudi d’anima
trafiggendo la mia umana fede
eppur t’amai destino infame
che del cielo fosti aquila
del tempio la colonna
poi plumbea sostanza
che mai fu vera al cuore
ti lascio un abbraccio Gio...
RispondiElimina..io di certo non potrò dimenticare questi versi..
RispondiElimina"fuggì lontano così il mio sogno
mentre cadeva a tonfo la cruda realtà
a sbarrarmi gli occhi increduli
e notti e giorni di cemento
alitarono la gola chiusa in pianto"
bellissima..