sabato 5 ottobre 2013

Speranza

  © Lorenzo

Un uomo a prua della nave in mare
veleggia verso lidi di speranza
e di coraggio avvolto da bandiera
in via ritrosa contro odierna rotta

dove si cerca terra generosa
allora si cercava grande impero
adesso invece flebile speranza
d'aprir la porta al verbo d'accoglienza

così i mercanti aprono le stive
a quei navigli carichi di vite
verso quei paradisi d'illusione

o verso il disincanto della morte
sovente e spesso s'aprono le porte
dei paradisi eterni d'altra vita


Copyright © Lorenzo 5.10.13

venerdì 4 ottobre 2013

Se ci pensi


Felice Serino
Se ci pensi

capisci quanto provvisoria
è questa casa di pietra e di sangue
dove tra i marosi il tempo
trama il tuo destino di piccolo uomo?

se ci pensi:
quale enigma ti sovrasta
mentre la vita non è che un batter d’ali

- e tu immagine
passeggera
dentro gioco di specchi
copia sbiadita riflesso
del riflesso -

ci sei ma non ti appartieni
sebbene all’esistere
ti attacchi
come ostrica allo scoglio

mentre ti ripugna
il disfacelo lo scandalo
della morte
il salto nel vuoto

***


Commenti

Newclear D'antonio
per il gruppo di Facebook in.arti.poesia (IAP)
. 16 settembre 2013

Molto. bravo. (y) trattazione difficile [...] lo scandalo della morte. e tuttavia la forma libera e leggera, fluida, rende la riflessione meno terrifica. L'inizio e' indovinato, ben riuscito. Brano intimista, di spessore. e forse, come la vita, il salto nel vuoto, non e' che un battito d'ali.

*

Nadine Gdb Art
17 settembre 2013

perché "non ti appartieni"? Dio ci ha resi liberi. la libertà è integra. l'uomo è relazione, la verità è relazione /possiamo fare di noi un angelo, un salvavita, un grande ombrello per i più fragili / possiamo imparare a volare oltre il vuoto e insegnarlo alle ostriche così attaccate allo scoglio. // ho visto un'alba fiorire nel vuoto ed ero io, insieme a Dio. // Bravo Felice, un gran bel brano!

*

Piero Donato
per il gruppo Evoluzionismo Contemporaneo

... non condivido personalmente: lo osservo nei comportamenti massificati. Non credo nel salto nel vuoto, ma sicuramente occorre prepararci già in questa vita ad affrontare la prossima tappa dell'esistenza; quantomeno noi che abbiamo avuto la fortuna di vivere piuttosto a lungo... altrimenti la vita non avrebbe senso. E per molti non lo ha, purtroppo.
19 settembre


Felice Serino

Giusto Piero, quando dici che già in questa vita occorre prepararci...ecc... ma il vuoto che intendo è l'ignoto, non il nulla, che è diverso.
19 settembre


Piero Donato

certo lo avevo capito; non credo nel salto nell'ignoto, nel senso che abbiamo molte testimonianze di chi stava oltrepassando il salto ed è tornato, poi la Storia ci ha insegnato molte cose, la Scienza, la filosofia, ecco, se cerco di cucire tutto lo scenario che l'Uomo ha assimilato e se cerco di capire con il mio cervello, riesco a farmi un'idea su come possano essere effettivamente le cose; credo che molto dipenda da noi, se riusciamo ad impegnarci, possiamo varcare i confini della materia in modo autonomo, ma senza dare nulla per scontato, altrimenti potremmo essere assorbiti da esistenze sicuramente più evolute della nostra, magari trascendenti. ciò che mi interessa maggiormente, è di compiere un salto, ovviamente, ma non nel vuoto, nella coscienza cosmica del tutto, e questo non è certo semplice, significa scavalcare ogni altra possibile esistenza più evoluta di noi, ma non nella coscienza. Se non ci si oppone a queste esistenze, è possibile superarle, il problema credo sia situato in una sorta di "vertigine cosmica", che può assalire l'esistenza se il salto di coscienza è troppo elevato; è per questo che dico che occorre prepararsi bene, in modo da non spaventarci troppo, ecco, gli abissi, le distanze, i gap da colmare, nel fatto di coscienza esistenziale e cosmica, potrebbe essere troppo consistente, se non ci si prepara bene; non che ci possano essere quali pericoli, per carità, al più si ritorna indietro. Ma in quale forma dell'esistenza, poi? Dove si potrebbe sbucare, in quale situazione, chi o cosa ci potrebbe assorbire, nel caso ci si perdesse per strada? Certo, di gran lunga più comodo sarebbe adagiarsi nella certezza dell'abbraccio da parte di una religione, di un Dio, di un'esistenza (trascendente?) superiore alla nostra. Si tratta di scelte, non credo sia una scelta che si addica a me, a tutt'oggi, quantomeno. Che ne pensi?
21 settembre

Felice Serino

Grazie per la lunga disquisizione, Piero; condivisibile appieno dove dici che è piuttosto un salto di coscienza, nella coscienza cosmica, e dipende da noi e non da altri fattori... Comunque,dal tuo approfondimento c'è da apprendere molto. Grazie ancora!
21 settembre

Grazie Shayra

Una sorpresa graditissima. Grazie dell'invito che accolgo con grande piacere!
Un abbraccio, Shayra.
Felice

Posterò quanto prima... il tempo di scegliere.

The wounded Panther

Fotografia © Paolo Scarano

Con passo lento e vacillante
mi trascino
verso la segreta tana
ove possa al piombo sottrarmi
Quanti squarci nell’anima mia
sanguinante
Poserò le membra
un tempo possenti
ché s’abbandoni il corpo
tormentato
a non calar le ciglia mi sforzerò
come l’ultimo ruggito custodito
nel cuore
per guarire o perire
Mistero di questa giungla
mai svelato
© Gelsomina Shayra Smaldone

Approfondimento di Lorenzo Bacco



Occhi bassi in meditazione tra pensieri offuscati dal dolore ma colmi di speranza, l’ultimo appiglio al tempo che non sfugge alle sue leggi e Gelsomina lo sa e in cuor suo spera che quel giorno arrivi al più presto.

Letteralmente, è una pantera ferita, nel suo orgoglio di madre, nel suo amore di madre, nel suo ardore di nutrice che ha coccolato i suoi infanti, nessuno escluso, mentre adesso

Con passo lento e vacillante
mi trascino

stanca e avvilita dal pianto che sa di antico dolore e si lascia andare ad un lamento colmo d’angoscia, aggrappandosi alla speranza che non muore

verso la segreta tana
ove possa al piombo sottrarmi

al piombo delle parole, taglienti come lame che trafiggono il cuore e l’intelletto

Quanti squarci nell’anima mia
Sanguinante

Mentre stille di sangue scorrono lungo le sue guance e adesso esausta per il lungo peregrinare lungo i viali del dolore e della compassione che un giorno verrà  

Poserò le membra
un tempo possenti

e forti come nessuno mai può immaginare

ché s’abbandoni il corpo
tormentato

e finalmente invoca un barlume di pietà, affinchè il riposo dell’anima e del corpo possa per un poco lenire la sua afflizione
a non calar le ciglia mi sforzerò
come l’ultimo ruggito custodito
nel cuore

mentre,  pur rimanendo immobile nel riposo dello spirito, non chiuderà gli occhi ma sarà attenta osservatrice degli eventi, pronta a scattare con un balzo di fiera splendente verso il prodigo che un giorno ritornerà.
Ed un ruggito lo conserva nascosto, pronto ad esplodere quando verrà il momento tanto atteso 


attenderò il gioco della sorte,
quando lo sguardo fiero ruggirà al mondo
la mia essenza
Posted by: Ultimo0 in Iniziativa Letteraria on 04/04/2013, 14:55


per guarire o perire
Mistero di questa giungla
mai svelato

Un congedo che toglie il respiro, nel groppo che s’incaglia nella gola ferita, nel mistero di un avvenire che sarà suo, nei passi silenziosi della pantera che si aggira nella giungla per percepire una luce lontana.

Una Lirica  che continua la strada intrapresa nella precedente stesura del crudele esilio in cui è relegata la sua anima bella, tra figure retoriche bellissime e illuminate da una metrica raffinata e armoniosa.

Ti abbraccio Gelsomina, augurandoti ogni bene per la tua anima eccelsa e il ritorno del sole nella tua vita.

Lorenzo Bacco


 


Crudele esilio - Recensione di Lorenzo Bacco

Crudele esilio

 

Scricchiolano come vetri rotti
sotto i palmi dell’anima mia
quelle lame di rancori
cieche alla ragione
e sorde al richiamo del cuore
Crudele il mio esilio da te sanzionato
in un giorno lontano di pioggia e sale
ove il sole
d’allora
non scorgo mai
Iniqua prigione e tormento
che mai nessuno ha osato valicare
Eppur m’appare il mesto tuo sguardo
quando nascosto
osi posare gli occhi
su ciò che di me resta
oltre la tua tormentata collera
il silenzio del dolore
 
 
 
 
 
La motivazione di mettere in evidenza il brano selezionato:
 
 
L’esilio, un luogo di dolore e di ricordo struggente per colui che viene relegato in questo luogo d’oblio, crudele perché chi è dentro non può assaporare la gioia della libertà dell’anima e della vita dei suoi luoghi cari, in tutti i suoi aspetti. Arido il luogo, inaridisce lo spirito di chi attende. E questa settimana mi colpisce il tema che parla di odio e collera e l’egoismo che svilisce l’uomo artefice di tale sentimento, ossimoro della solidarietà tanto auspicata dall’Autrice di questa Lirica. 
 
Crudele esilio
 
Non un esilio di terra lontana dalla sua, ma un esilio d’anima e pensiero  
 
Scricchiolano come vetri rotti
sotto i palmi dell’anima mia
 
Ed inizia con un rumore che mette panico a sentirlo, i vetri rotti caduti in terra per un qualsiasi evento, un bicchiere in frantumi e l’attenzione che bisogna avere per non farsi penetrare nei piedi dai frammenti, risultanti dolorosi e insidiosi e ancor più se questi vetri, nella metafora che ne consegue, si conficcano nelle pieghe dell’anima che soffre il dolore più acuto. Una ferita al piede può guarire in fretta,  ma una ferita all’anima ha bisogno di lungo, lungo tempo per essere elaborata e assorbita perché  
 
quelle lame di rancori
cieche alla ragione
 
si conficcano nel cuore e lo fanno sanguinare, lame taglienti, altra metafora per indicare il male che taglia a fette  l’anima, lame che imperterrite non ascoltano la ragione rendendole finanche
 
sorde al richiamo del cuore
 
che invoca affetto e comprensione, tralasciando l’empatia, il transfert che s’immedesima negli abiti dell’altro 
 
Crudele il mio esilio da te sanzionato
in un giorno lontano di pioggia e sale
 
E la Nostra Shayra dichiara ancora amaramente il termine crudele, l’esilio è crudele per lei, l’esilio dai sentimenti più puri, sanzionato da chi un giorno ha promesso amore, un giorno lontano funestato dal cattivo tempo e coperto di sale, il simbolo dell’aridità e ancor più di speranza di vita futura
 
ove il sole
d’allora
non scorgo mai
 
Nel suo significato mitologico il “sole” è energia luminosa o luce solare  incorporata in una struttura in grado di creare e conservare la vita.
E questa luce ormai s’è persa nei meandri del buio 
 
Iniqua prigione e tormento
che mai nessuno ha osato valicare
 
Una galera, un limite che mai nessuno si augura per sé e che  mai vorrebbe oltrepassare 
 
Eppur m’appare il mesto tuo sguardo
quando nascosto
osi posare gli occhi
 
Rimane pur sempre una speranza e la Nostra immagina gli occhi nascosti, pur mesti e carichi di un affetto ormai sfocato, occhi adesso, invece,  quasi furtivi di chi l’ha relegata in quello stato
 
su ciò che di me resta
 
condizionata da un evento triste che l’ha posta in uno stato quasi di frustrazione, mi perdoni l’Autrice il crudo linguaggio.
 
oltre la tua tormentata collera
il silenzio del dolore
 
un congedo che valica un dolore infinito, silenzioso, struggente, che abbraccia, purtroppo, il tormento provocato dalla collera di chi ha provocato il Crudele esilio dei suoi sentimenti.
 
Una Lirica dettata da sentimenti sublimi, radicati in un’anima nobile, nell’invocazione iniziale e pennellata, nella stupenda grafica di Rosy, di un desiderio sussurrato e sentito:
Vorrei che tu fossi qui !!
 
Un abbraccio di cuore, cara Shayra.
 
 
 

domenica 2 giugno 2013

Vi presento il mio nuovo libro



Recensione a cura di Lorenzo Bacco

 

 

Quarta Dimensione

E’ una raccolta di poesie, riflessioni e brevi racconti di Gelsomina Smaldone, per tutti Noi, Shayra ed in questa Silloge, le metafore sono uno stile della poetica che Le appartiene e che usa con disinvoltura e non soltanto queste, incalzanti, che la Nostra Poetessa accarezza per costruire i versi che filtrano nelle Stanze dell’Anima, ma anche figure retoriche altre che ritroviamo spesso nelle sue liriche per riscattare dalla “Valle dell’oblio” le “Anime stanche” che “s’abbandonano in egri e rugosi corpi” e, in questo caso, nella sequenza della strofa, usa l’enjambement che scavalca il verso, per confermare il suo amore per gli Ultimi. Spiriti trafitti dal dolore, trapiantati in corpi concreti, anch’essi umiliati dai continui accadimenti che la vita offre loro “nascosti senza più attese né speranze” in un dolore che lacera il cuore che anela pur sempre di “tenui desideri” di riscatto esistenziale.

Quarta Dimensione è un compendio di Poesie curate fino allo spasimo sublime, in cui la Poetessa si racconta, raccogliendo le sue lacrime ormai esauste che scivolano nei vasi di cristallo che Lei conserva gelosamente sul comodino della sua Anima bella ; e questa si riflette nell’Introspezione dello Spirito, oscillando, come in altalena, nei componimenti, più di settanta, di Prosa e Poesia, traendo ispirazione, a volte, nei Grandi della Poesia, come Alda Merini e Giuseppe Ungaretti, nei suoi “attimi d’immenso”, un verso che la Nostra usa spessissimo nelle sue strofe, “sul pendio di remoti pensieri”, mentre “ora è solo tempo di silenzio”.

Quarta Dimensione è il titolo del libro e non solo, essa appartiene in esclusiva ad una Lirica con il medesimo titolo, un’ esclusiva per un diaframma di silenzio e dolore, in cui affonda lacerante il suo grido angoscioso. E’ un po’ il tema di questo libro, stupendo, che s’infrange come onda sanguinante nella profondità del “mare in cui annego”, chiosa la Poetessa. Parla Dell’amore, Gelsomina, nella Lirica già sfogliata per qualche Vetrina, di cui ho avuto l’onore di scrittura; un misto tra Poesia e racconto breve in cui, trafitta dal destino, continua, nella sofferenza, a vivere e ad amare “diversamente, dolorosamente, raccolta nel mio segreto e dignitoso tormento” .

Mi fermo, senza trascurare le Liriche che Gelsomina dedica ai suoi Cari e ai nomi stampati nel suo cuore immenso, mentre, “La vita respira nuovi passi nel volo alto di un’aquila reale” mentre, “Racchiudo le mie ali e siedo sul trono della speranza a rimirare gocce di rugiada”

E a chi se non ad Anna

Ad Majora Gelsomina , di cuore

Lorenzo Bacco