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lunedì 9 gennaio 2017

La via di luce [sonetto in terza rima]

© foto di F. Cervo


Una pista per l'imbiancate ascende
la via del monte risale scalando
scordare a valle i tristi affanni intende

si porta in cima le sue idee lasciando
i disinganni acuti posti in spalla
in vetta l'espressione liberando

aprendo al vento una sacca gialla
per dare al mondo un gioioso scacco
sciatore d'alpinismo non traballa

estremo solca neve fresca un sacco
girandosi e guardando l'orizzonte
si lascia andare giù dopo il bivacco

ponendo dietro millefoglie in fronte
toccate dalle nuvole già pronte

Copyright © Lorenzo 9.1.17

venerdì 31 luglio 2015

La bugia - articolo



Introduzione

La verità è tutto ciò corrisponde al vero, quindi autentico, incontrastabile valore supremo di assolutezza, a essa si contrappone la bugia affermazione intenzionalmente contraria alla verità.
E’ una maschera assunta da falsi, ipocriti e ingannatori che cade inesorabilmente.

Numerosi scienziati, in seguito ad accurate ricerche, hanno affermato che non solo gli occhi tradiscono chi mente, ma l’intero volto attraverso evidenti segnali ben precisi, perfino la persona più brava a mentire smaschera la sua dissimulazione. Stephen Porter, un ricercatore della Dalhousie University (ad Halifax)  ha sostenuto e dimostrato che, a prescindere dalle emozioni che si tenta di fingere, il nostro viso esprime inconsciamente delle micro-espressioni, cioè dei movimenti facciali di fugace durata che svelano i veri sentimenti; quindi ogni volta che simuliamo una certa emozione, muoviamo muscoli che non solleciteremmo se l'espressione voluta fosse vera, genuina, e viceversa.

I cinici credono che la bugia rappresenti una forma d’arte capace di profanare il sacro altare della verità senza complicanze, ma, come afferma Luigi  Pirandello “Nulla è più complicato della sincerità”, infatti la menzogna richiede diverse costanti: buona memoria, prontezza, completo e continuo controllo dell’intero universo di cui fa parte, tutti ingredienti, questi, che la mente umana, soprattutto nella menzogna , non riesce a sostenere nell’immediatezza e nel tempo.

Le bugie del bambino

Per il bambino la bugia costituisce uno stadio evolutivo e cognitivo, gli consente uno sviluppo che lo condurrà a comprendere il valore e l’importanza della verità. All’età di 3-4 anni non distingue il vero dal falso, il gioco dalla fantasia, l’immaginato dal vissuto.

E’ un mezzo innocente per il quale tutto è possibile, solo verso gli otto anni comprende in maniera graduale che dalla bugia può ottenere benefici, da ciò l’intenzionalità.
Il perpetrare delle bugie dopo i sette anni richiede, in alcuni casi, un supporto psicologico, poiché è proprio in questa fase che il bambino comincia a distinguere la differenza tra menzogna e verità, si arricchisce interiormente comprendendo il significato dei valori morali e sociali, soprattutto se sono i genitori e gli educatori a dare il giusto rilievo alla verità.

E’ pur vero che sono gli adulti a mentire ai bambini, ma si tratta di circostanze particolari, delicate, che richiedono delle verità un po’ ricercate, poiché ancora non completamente comprensibili, come la domanda spesso posta “ come si fanno i bambini?” La cicogna o il cavolo non rappresenteranno, sicuramente, nel futuro del bambino una menzogna, nel momento in  cui comprenderà i motivi per i quali è stata detta.

La bugia dell’adulto 

Se nel bambino la bugia rientra in un contesto di “innocente normalità”, nell’adulto assume tutt’altro aspetto, quella della volontarietà, spesso accompagnata dalla premeditazione, tesa verso fini gravi e ben precisi ai quali il mentitore mira. Si mente per ferire, per ledere, per ingannare, per ipocrisia o per tornaconto.

La sostanza di una persona consiste nella sua capacità di chiarezza, di rispettare gli altri, di agire con onestà e lealtà.
Mentire significa alterare consapevolmente la verità, ingannare, disonorare la morale e l’individuo. 

Nella società passata, frequentemente, la bugia ha messo al rogo presunti eretici e streghe, ha ordito congiure, ha causato misfatti e decapitazioni di reali, ha mistificato credenti e religiosi com’è avvenuto per il connubio paganesimo e cristianesimo.

Nella società attuale, è ormai inconfutabile, quanto la bugia faccia da padrona. Eventi dolorosi e turpi azioni, da tutti conosciuti attraverso la realtà quotidiana e i media, hanno rivelato al mondo frodi e illegalità d’ogni genere a spese degli onesti cittadini e di popoli indifesi.

La legalità della bugia

E’ opinione di molti, vox populi, che nei tribunali degli uomini, vige incontrastata una  “legalità” della menzogna alquanto offensiva per le vittime. E’ noto a tutti quanto l’avvalersi di specifici cavilli,  a norma di legge, siano utili ai criminali per raggirare principi normativi emanati dagli stessi uomini. 

In quanti credono, fatta eccezione di quei casi realmente patologici preesistenti, o realmente subentrati, nella reale validità di “improvvise” infermità o seminfermità mentali così dette temporanee?  Sono vere, tutte vere o servono  solo per avvalersi di circostanze e/o attenuanti in presenza di reato? E’ chiara l’indignazione  dell’opinione pubblica quando un criminale s’appella a”precarie” condizioni mentali, vere o false che siano, sopratutto se sono riferite ad azioni delittuose gravi, lesive, oltraggiose verso la persona in generale, e più precisamente verso il bambino, il diversamente abile, le donne, gli animali. I più deboli!

Prendiamo atto di alcune legittime domande che si pone la gente:

-Che cosa significa il termine temporaneo?- Leggiamo dal dizionario:
“Trattasi di qualcosa che ha durata limitata nel tempo, che non è definitivo; periodo limitato di tempo; in maniera transitoria”

-Il termine temporaneo può essere effettivamente  causa o motivo, spesso associato con apparente ed esasperante facilità, a un omicidio? A uno stupro? A qualsiasi altro atto estremo nei confronti di un essere?
-Sarebbe più opportuno parlare di rabbia, di gelosia, d’ira, di pura violenza, senza cercare ragioni psicologiche remote?

Chissa!

Allora ci si chiede cos’è il raptus? Consultiamo ancora il dizionario.
“Impulso improvviso, spesso violento e aggressivo, che spinge ad agire contro la propria persona o l'altrui”.

E’ talmente difficile distinguere la rabbia, la gelosia o ogni altra esplosione violenta dall’intenzionalità?
-Quanto incide la valutazione generale, chiede ancora la massa, sulla distinzione e la compatibilità fra legge e giustizia?
-Quante e quali bugie sono state raccontate  in nome del dio denaro, in nome delle religioni, delle guerre, delle ricerche, del potere assoluto dell’uomo su altre creature e su differenti generi?

L’uomo è affitto da quanto accade nella nostra era, non v’è dubbio, almeno su questo!
E intanto subisce per colpa della bugia!

Conclusioni

La bugia è un atto indegno, deplorevole, maligno, ha molte maschere che, inevitabilmente, provocano dolore, delusione, rammarico, poiché feriscono peggio di una lama inflitta nella schiena.

La menzogna è inganno, capace di guardati negli occhi, ma prima o poi abbassa lo sguardo, per questo e altre ragioni non esistono bugie dette a fin di bene, né  mezze verità.

La verità comporta un costo ingiusto: l’inaccettabilità, il risentimento, l’irriconoscenza, perché non a tutti è gradita, non vuole essere ascoltata, non tutti l’amano e molti la fuggono, come ha affermato Terenzio “L'adulazione procura amici, la verità genera odio”.

La bugia è e resterà un atto privo dì onorabilità, sudicia nella sua consistenza, profanatrice del puro animo umano.
La verità è una e una soltanto nella sua nobile interezza, resterà nel tempo quale valore inestimabile e sacro da tramandare e curare con integrità di spirito.




lunedì 26 gennaio 2015

Io

©  Lorenzo

Chi sono io un padre di famiglia
un coniuge legato nell'insieme
scorgo le onde e spume di marina
davanti al pino verde che s'ondeggia

al vento di maestrale cielo e mare
e dietro il ferro grigio parallelo
le frecce bianche tirano le corse
fanno sognare i prati di montagna

verdi d'estate bianchi nell'inverno
tornando nel reale mare azzurro
sento il silenzio e il canto degli uccelli

abbraccio i sogni della mia famiglia
un orizzonte spiega la speranza
dei passi che s'alternano nel tempo


Copyright ©  Lorenzo 17.8.12

giovedì 6 settembre 2012

Analisi sul decadimento umano

C’era una volta l’uomo.
L’uomo e la sua anima nacquero nudi. Arcaico nel suo aspetto dimostrò ben presto capacità organizzative e lampi di genio grazie all’intelligenza di cui era dotato e che crebbe col trascorrere degli anni. Procedeva carponi, ma in seguito si eresse. Per appagare la fame decise di uccidere  solo animali.
 
Conobbe la morale attraverso la necessità di sancire regole atte a stabilire un equilibrio all’interno della comunità. Scoprì la distinzione tra il male e il bene, ammise, poi, di aver usato le mani, il corpo e la mente in azioni riprovevoli e fu così che nacque in lui il senso del pudore. 
 
Decise allora di coprire il corpo. 
 
Prese una pietra, la scheggiò, e ne fece un’arma. Colpì le sue prede senza malvagità, per cibarsi e vestire la propria pelle per difendersi dal freddo e dalla nudità.
 
Assaporò pian piano i piaceri sensoriali fino a tracimare l’esigenza del godimento oltre i confini  stabiliti; infatti molto più tardi la caccia non fu praticata solo per le ordinarie necessità corporali e nutritive, ma divenne oggetto di divertimento, sport autorizzato e scommesse illegali, nei quali i crudeli scempi di numerose e innocenti creature furono motivo di diletto.
 
Le pellicce assunsero un valore diverso, molto prezioso per la moda, indice di eleganza, lusso e in alcuni casi di supponente levatura. 
 
L’uomo, incurante, continuò il cammino di devastazione e distruzione.
 
Trascurò lentamente la cura della sua anima.
 
Numerose esperienze lo indussero ad abbandonare la pietra per iniziare a lavorare e usare i minerali, il cervello stava dirigendo al meglio le sue attitudini. Imparò ad accendere il fuoco, che usò anche per proteggere la sua famiglia dall’attacco delle fiere. Costruì capanne, che nel futuro divennero case, palazzi, grattacieli. Seppe modellare utensili, creare macchine e armi sempre più complesse e offensive, coltelli dalle lame affilate, pistole, fucili, cannoni, esplosivi, armi chimiche, tutte invenzioni sofisticate e letali.
 
Ammirò il volo degli uccelli, tanto da desiderare di imitarli. Abbozzò ali con piume raccolte qua e là, sostituite poi con l’acciaio. Si racconta che il primo volo fu temerario e avventato, ma l’ostinazione e la determinazione lo condussero verso una tecnologia sempre più avanzata e perfetta. Posò per primo il piede sulla luna, allora orgoglio e vanto della razza umana.
 
La precocità dei bambini avanzava a dismisura, divennero piccoli geni con il compiacimento dei genitori e a discapito dei valori fondamentali del reciproco rispetto e onore.
 
Attraverso pochi milioni di anni la fase evolutiva, che l’aveva distinto, definì per sempre il suo destino, dopo aver violato gli stati naturali del globo, dell’atmosfera, della natura in ogni sua espressione, consunse e distrusse patrimoni preziosi e  migliaia di specie animali.
Il raggiungimento del benessere lo annoiò, lo spinse contro l’umanità e oltre. Divenne avido di potere, di piaceri scellerati, corrotto, corruttibile, dissoluto, sordido. Perse tutto, il rispetto per la vita e per la sua persona, nulla ebbe più alcun valore, tra le sue prede incluse se stesso.
 
I grattacieli furono trafitti dagli stessi uccelli d’acciaio che aveva creato quale oggetto del suo piacere e desiderio di scoperta. Uccise i propri figli e si cibò della loro purezza, rubò loro l’ingenuità, il sorriso, il candore, i sogni, la magia di favole antiche. Una sete smisurata di sangue l’aveva conquistato, nonostante le sorgenti fossero ancora prodighe d’acqua pura…
 
L’interesse, il lucro, l’ingordigia, condannarono la natura che, impietosamente decapitata della sua ricchezza, sprofondò nella più temibile e orribile tragedia, la distruzione.
 
Molti riferirono che il suo comportamento fu causato da una distorsione della mente, una follia inquietante, sconfinante, incomprensibile, straripante. Altri affermarono che l’alienazione mentale fu un’ennesima invenzione di coloro che, per svariati motivi, tra cui il lucro, li difese dal giudizio di quei pochi saggi, ormai in via d’estinzione. 
 
L’umanità subì, inesorabilmente, una frattura: la difficoltà da parte di alcuni di trovare le ragioni per custodire, ancora e nonostante tutto, l’Amore e la pietà per coloro che, premeditatamente, avevano deciso di scagliarla per sempre nell’abisso delle loro coscienze e la volontà irrefrenabile di altri nel distruggere un mondo costruito con tanta abnegazione, intelligenza e amore. L’indifferenza apparì all’orizzonte umano come la migliore soluzione per la sopravvivenza.
 
Intanto la solitudine fu l’unica compagna a restargli accanto quando calava il tramonto nel rosso del mare.
 
Sopraggiunse il caos che impedì la distinzione di chi furono realmente le belve nella giungla della vita.
 
L’epilogo non tardò il suo arrivo, mentre le urla di dolore sovrastarono il cielo che, divenuto plumbeo, oscurò anche la fragile giustizia umana e le poche esistenze degne di contemplarla nella maestosa vastità, splendore di un dono divino purtroppo sciupato.
 
La vita, però, avrebbe continuato ad ogni costo a incantare e sorprendere, pur se soltanto un girasole attese la luce dell’alba nuova e il passo di un uomo giusto.