Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post

sabato 2 marzo 2019

La Sagra della Primavera


Tonalità coeve e dissonanze
un clima di battaglia si prepara
tra l'uomo primitivo e ignote forze
lotta imminente già si prefigura

ritorna primavera in canti e danze
tronco arruffato tra chiasmi sbilenchi
preludio di conflitto e campi accesi
dall'odio degli uomini mandati

cupa tribuna nel vallo di morte
tra suoni di bombarde e baionette
nell'aria v'è profumo di sementi

i germi occlusi in pieghe rinnovate
mentre sull'altopiano il mondo aspetta
quadro pagano in giovinezza amara



Copyright © riproposta  Lorenzo 19.4.09


lunedì 5 dicembre 2016

In vetro

dolce sapore dal gusto di miele


Promessa mantenuta giusto il tempo
d'accomodare in vetro i dolci frutti
al sole sottomessi nell'estate

sull'albero di fico e sul canestro
schiacciati in giunchi piani fra le dita
per rendere gustosi i semi interni

dolce sapore dal gusto di miele
rimessi in fila nella teglia in forno
foglie d'alloro in mezzo per sapore

come il trionfo per gli antichi eroi
e lentamente a crogiolare al fuoco
per ritirarli poi al punto giusto

nulla è compiuto ancora per serbare
imprigionati in trappola di vetro
a strati e in mezzo nel mieloso seno

si pone una nocciola mezza rosta
in precedente intingolo nel forno
una sull'altra in mezzo al lauro frasco

con pezzi di fondente cioccolato
so che vi giunge un piccolo riflesso
qui ora nel palato in condizione

d'assaporare adesso il liquoroso
intingolo di fichi saporiti
e prima di saldare in sottovuoto

s'innaffia il frutto sotto pioggia d'uva
del più pregiato secco aperitivo
s'avvolge il tutto in domino di miele

poi s'apre in tempo il giorno dei defunti
per onorare gli antenati estinti
e continuare ancora il dì natale


Copyright © Lorenzo 5.10.10

venerdì 11 novembre 2016

Acquerello di paesaggio [in terza rima]

muretti a secco pietre per dimore



Un acquerello che d'altura parla
di case un pugno mi ricorda un luogo
che abbracciava i giorni della merla

quando ragazzo molti lustri in giogo
sulle pendici della murgia amica
si concedeva un attimo di svago

alle fatiche di famiglia antica
un buon curato a celebrare messa
nella chiesetta l'omelia in rubrica

tanti vigneti intorno il tempo appressa
raccolto del buon nettare divino
bianco o rosè vitigni di contessa

che danno vino ancora a san martino
una vasca con fontanella in testa
acqua e sapone e legno con gradino

su cui la mano giovane si presta
a sciorinare i panni del sudore
cotti dal sole di giornata in cresta

a faticare terra del fattore
i contadini al segno di confini
muretti a secco pietre per dimore

poste in altezza a ginocchia inclini
e nella fuga un ciuffo di gramigna
che il tempo riponeva per stagioni

come collante fra fessure e vigna
mentre le case narrano le storie
segreti e sacrifici vita asprigna

le nascite d'infanti le aporie
quando da adulti avvinti dai sogni
vanno guardando incanto delle glorie

riposte sotto il cielo da quei segni
la vita scorre al tempo di quel borgo
un filo di cotone coi sostegni

distesi i panni freschi che lì scorgo
adesso è qui miraggio quel sobborgo


Copyright © Lorenzo 11.11.16

giovedì 3 novembre 2016

E' tempo del ricordo [in terza rima]

nei boschi ridipinti


E mentre scorre il tempo della vita
è d'obbligo memoria degli estinti
nel giorno col rosario tra le dita

sulle nevi nei boschi ridipinti
i fiati nelle valli già felpati
sono rimossi in monti ora succinti

di comitive in sentieri privati
vietato avventurarsi nell'ascesa
foss'anche i valligiani qui abitanti

sacro momento e sagre nell'attesa
ai fuochi dei braceri c'è calore
vinacce distillate  con sorpresa

e tavole imbandite con amore
s'accendono dei ceri con il cuore


Copyright © Lorenzo 3.11.16

giovedì 20 ottobre 2016

Sedia [in terza rima]

Concerto_Fonte Wikipedia 


Benedetto colui che l'ha inventata
sedia di paglia oppure di legname
sulla soglia e in quella serata

in ogni estate come per esame
ci si sedeva con la luna nuova
magari in cerchio assieme alle madame

per raccontare fatti per riprova
in su la strada all'alba quando il mulo
andava nel silenzio per via nuova

nei campi per concludere col gelo
raccolto o nelle sere in piazza antica
lì dove c'era il teatro e non solo

attorno al fuoco di vigilia amica
ai margini d'inverno di quegli anni
quando spettava le feste in rubrica

e del forno fragranza assieme agli inni
anziani trapassati col pastrano
e imbacuccati suonavano i nonni

ognuno con strumento nella mano
mandolino chitarra e clarinetto
frattanto al fuoco cuocevano piano

pignatte di legumi al caminetto
due pomodori serbati in stagione
alloro e olio riposto in stipetto

la storia d'ogni anno è tradizione
rinnova le memoria e cognizione



Copyright © Lorenzo 20.10.16

mercoledì 6 aprile 2016

Faggio sovrano / in terza rima

Faggeta Sila Grande di Pileggi  opera propria da Wikipedia


Faggio sovrano dalla chioma folta
rami sporgenti posti come usanza
donano l'ombra dai pastori accolta

insieme ai loro armenti in transumanza
stagione terza dal colore rosso
in boschi puri o misti in assonanza

mentre nel freddo forma stille addosso
maestoso portamento bianco a neve
pendule perle e braccia d'un colosso

macchiate in bianco marginate in breve
per decorare parchi per pasquetta
intorno stanno i nani e biancaneve

pisolo dorme in braccio mentre aspetta
di respirare la salubre arietta


Copyright © Lorenzo 6.4.16

mercoledì 30 marzo 2016

Il senso della vita



Carico di mistero questo luogo
minuscola stanzetta sul terrazzo
fra robe antiche messe alla rinfusa
un caminetto con carboni spenti

luce s'infiltra in piccola finestra
croce di ferro punge l'apertura
il ragno al centro d'una rete tesa
copre l'anfratto simile a difesa

apro il baule della nonna estinta
un tulle bianco ormai pregno di giallo
intatto scopro il senso della vita

di gioventù passata ad altra sorte
immagino allegrezza di quel velo
nel dare la coscienza all'esistenza


Copyright © Lorenzo 25.5.08

sabato 19 marzo 2016

Dal ponte / in terza rima

...  ricordo una scalea ...


Dal ponte s'ode schiamazzar d'infanti
conduce al borgo antico dalla via
oltre la porta su in salita avanti

c'è ancora in piazza la panetteria
ed ivi un tempo il tempio d'una dea
più giù il portale di vecchia abbazia

per giungervi ricordo una scalea
quando a dicembre orava la novena
e contemplava in alba grande idea

d'una capanna con la cantilena
di zampognari e coppia in devozione
che in primo albore qui si rasserena

prima di ritornare a condizione
sentiva odor di pane in donazione


Copyright © Lorenzo 19.3.16

venerdì 18 marzo 2016

Dal ponte



Dal ponte s'ode schiamazzar d'infanti
conduce al centro antico dalla strada
oltre la porta avanti su in salita
s'affaccia in cima una piazzetta antica

c'era una volta il tempio d'una dea
più avanti scale di vetusta chiesa
ricordo i tempi andati di bambino
quando a dicembre orava la novena

per contemplare in alba un bel presepe
aria di festa tutt'intorno intrisa
giovane coppia col cuore contento

nel primo albore qui sopraggiungeva
prima di ritornare al proprio ufficio
di pane aroma caldo si sentiva


Copyright © Lorenzo 13.4.08

mercoledì 16 marzo 2016

Torre



Torre imbiancata come ai tempi antichi
in veste nuova l'hanno riproposta
per rintracciare il mondo della vita
e fondamenta sue scoperchiare

sorta d'anfiteatro per difesa
quest'era un tempo vita medievale
d'un borgo cinto entro mura amiche
e tutt'intorno ulivi sempre verdi

s'erge la torre verso la distesa
un tempo s'osservava l'orizzonte
scrutavano i pericoli del mare

lontano cinque miglia dalla cinta
sguardi rassicuranti per presenti
segnati d'umiltà e gran fatica


Copyright © Lorenzo 17.4.08

sabato 5 marzo 2016

Girandola / in terza rima



La girandola sembra preda al vento
le gocce di rugiada sono pianto
la terra è un ginepraio di sgomento

macchie su bianco in petali d'incanto
gaia è percorsa da malizie a fiumi
culla d'avidità ed è pertanto

che terra sottomette i suoi costumi
stille di sangue in candido mantello
le mani noi stringiamo per i lumi

sperando infine un verde ramoscello
basta la volontà chè sorga ancora
per coltivare attesa d'un modello

sìcchè rimane vita qui ed ora
ricomponendo fratellanza ognora


Copyright © Lorenzo 5.3.16

sabato 27 febbraio 2016

Sporta



Sporta di giunchi nell'impero antico
serbava in sè richieste di regnanti
ora conserva i frutti dei braccianti
a protezione lamina di fico

pure teneva il soldo per l'amico
ed anche infine lacrime d'oranti
avvolta in panno in tinte luccicanti
stringeva pane e pomo frutto antico

come fardello fuori da dimore
per lunga stasi solo pane e olive
un sobrio pranzo almeno pasta e vino

quando tornava infin col grande cuore
per stringere così gioie giulive
a pranzo e cena al caldo del camino


Copyright © Lorenzo 26.10.07

venerdì 26 febbraio 2016

Tratturo / in terza rima

Jazzo murgiano


Rustica via antica transumanza
armenti che ritornano a svernare
dopo stagione in pascolo d'usanza

così testimonianza ricompare
nell'evo giusto e dare l'abbondanza
e tradizioni annose conservare

secondo arcaico senso di mancanza
dimenticando tale insufficienza
tratturo impervio mostra la varianza

a primitive mandrie in confluenza
la sosta nottetempo negli spazi
per affrontare in ore scure assenza

di luce e almeno in questi ameni ospizi
ritemprare le forze negli jazzi


Copyright © Lorenzo 26.2.16

domenica 24 maggio 2015

Un poco d'allegria

© dal mio archivio fotografico

L'uso del caminetto un po' magia
ed ora si son persi quei valori
della famiglia unita del passato
legna d'ulivo coi rametti al taglio

potati dopo l'olio dell'annata
per dare ai tronchi della vita nuova
ma riprendendo quel discorso andato
un tempo riscaldava la cucina

intendo il vano caldo della casa
ove la mamma ch'accendeva il fuoco
lì vi poneva un treppiedi ritto
per sostenere la caldaia in rame

affumicata fuori ma all'interno
protetta da un filino di stagnola
mastro giovanni nella sua fucina
con mano di maestro provvedeva

a renderla per l'uso della mensa
ora mi spiego meglio nell'intesa
acqua che bolle al calor di fiamma
e subito spaghetti da lessare

un po' di sale per sapore aggiunto
un piatto pronto con sughetto a parte
tre pomodori un po' d'odore preso
da verde base frutto di stagione

e dalla madre un tocco di magia
per dare alla famiglia l'allegria


Copyright ©  Lorenzo  24.1.12

giovedì 21 maggio 2015

A cielo aperto / in terza rima

© dal mio archivio fotografico

Vicino al fuoco il luogo tra i più belli
quando d'inverno impazza biancaneve
la fata di montagna con capelli

albini ed imbiancata come deve
prepara il fuoco con le braci ardenti
per mettere in camino che riceve

nella pignatta legumi bollenti
in semicerchio stanno tutti intorno
a raccontarsi quegli accadimenti

d'anni passati mentre i bimbi attorno
ad ascoltare e ritenere a mente
di nonni la memoria del ritorno

un tempo il tetto stava veramente
aperto ed io ricordo ch'oggi ancora
s'accende il fuoco come anticamente

in giorni stabiliti come allora
rituale economia alla famiglia
stretta da povertà che non s'ignora

per provvedere al desco con stoviglia
accanto al fuoco due o tre pignatte
un mandolino un clarinetto piglia

per spandere con note cose adatte
di canti che ricordano emigranti
santa lucia nostalgie intatte

mentre i tizzoni al tempo consumati
continuano in dimora la funzione
di poveri parenti costumati

posti a tacere in veggio per l'azione  

Copyright © Lorenzo 21.5.15

martedì 26 novembre 2013

Figli di un dio minore (riveduto)

Foto © dell'autrice

 

La fiamma del camino si riflette nei tuoi occhi color diaspro. Sembri assorto, ti chiamo, ma stasera non segui la mia voce. Continui a fissare il fuoco, immobile. Mi chiedo a cosa stai pensando. Un attimo dopo rivolgi il meraviglioso sguardo verso di me ed è come se avessi letto nella mia mente:
” - Penso ai miei fratelli abbandonati che in questo gelido inverno cercano un portone per ripararsi, un pezzo di pane secco nella spazzatura, un sorso d’acqua stagnante, una carezza, una casa, un pò d’amore”

- Penso ai miei fratelli presi a sassate da mani crudeli, messi in un sacco e picchiati per poi dover combattere e morire, penso alle auto che li investiranno senza poi fermarsi, al dolore del corpo martoriato, penso alla disperazione nel rincorrere chi li ha abbandonati, ai chilometri che percorreranno per tornare da chi amano, al caldo che d’estate li soffocherà.

-Penso a quando li tortureranno per gioco, a quando si divertiranno a bruciarli vivi, o a quando gli spareranno senza ragione.
Sacrificherebbero la vita per gli umani eppure moriranno da soli, mentre la gente gli passa accanto indifferente, senza provare amore né pietà. Mi sento in colpa perché ti ho incontrato, tu mi hai accolto nella tua casa, nutrito, amato, difeso, rispettato, curato.

So che mi sarai accanto anche quando dovrò donarti il mio ultimo palpito d’amore. Non piangere ora che conosci il mio poco tempo …  poserai la mano sul mio cuore, lo so...

… Ho bisogno della tua forza … di pregare per i meno fortunati e anche per te.
“Credi che almeno lassù ci sarà un paradiso per i miei fratelli che appartengono a un dio minore?“

Un brivido mi percorre la schiena, conosco questa pena, gli rispondo. Il Creatore ha disegnato un unico mondo, e tu gli appartieni. Ti ha donato all’uomo quale amico migliore e fedele, ma col tempo egli ha dimenticato il significato dell’Amore e che anche tu hai un’anima. Perdonalo se puoi, TU che hai un cuore di cane.

A Alfie, Max, Zeus, Shayra e MaxII, i miei amori unici, puri e insostituibili

Per sempre

Shayra

sabato 24 novembre 2012

La violenza sulle donne

Articolo pubblicato sul sito La Mente e Il Cuore

 

 
Nell’attuale società i diritti, il rispetto, il valore della vita, sono continuamente calpestati, regnano per lo più sovrani e insufficientemente contrastate forme di malsani comportamenti.
 
Il concetto di appartenenza, che dovrebbe confluire tutti gli uomini verso un unico scopo, il Bene, quale virtù che onora la persona e le sue azioni, affonda lentamente oltre l’orizzonte umano in un doloroso declino, un tramonto dell’essere che non vedrà mai più l’alba della sua stessa esistenza se la ragione, la morale e l’Amore non li annienteranno definitivamente.
 
La violenza sulle donne è fra le azioni più indegne e deprecabili che un uomo possa commettere. I maltrattamenti di cui è mostruosamente capace si diramano e colpiscono diverse sfere, fisica, psicologica, sessuale. 
 
Ognuna rappresenta una ripugnante e affilata lama che infierisce senza riserva di colpi colei che, secondo un antico proverbio, non deve e non può essere sfiorata nemmeno con un fiore.
 
Pochi rispettano l'integrità fisica e morale delle donne!
 
Le statistiche attuali inorridiscono, infatti, in Italia viene uccisa una donna ogni 2 giorni e 7 donne ogni giorno subiscono violenza dagli uomini.
 
Si potrebbe raggruppare la sottospecie dei violenti in due categorie,i più leziosi compiono abusi psicologici,  i più forzuti le picchiano.
 
Il silenzio e la vergogna
 
Un fenomeno che accade spesso è il silenzio in cui si rifugiano, da un lato le donne maltrattate e dall’altro gli uomini che maltrattano, ma le ragioni appaiono palesemente differenti; le prime non rendono manifesta la violenza, gli altri che si macchiano di tale crimine, spesso ostentano al mondo una facciata ben diversa dalla realtà, confortati soprattutto dalla mancanza di denuncia da parte delle loro vittime e di chi molto frequentemente sa e zittisce!
 
Le ragioni del silenzio e della vergogna
 
Affondano in radici ataviche le motivazioni che inducono una donna a subire maltrattamenti. Ricordiamo, non me ne vogliano i lettori, che, sebbene il genere maschile si diversifichi, l’uomo è nato maschilista fin dal tempo delle caverne, periodo in cui la clava non rappresentava soltanto un’arma per procurarsi cibo. Da quel lontano tempo a oggi, per alcuni, la vita si è evoluta e con essa l’umanità, per altri sussiste ancora una situazione di stallo comportamentale, che esprime una latente mentalità maschilista.
 
La nostra epoca si differenzia di poco dalle precedenti, giacché continua a raccogliere incredibili violenze tra le mura domestiche, complici inconsapevoli sono le stesse donne che decidono di non denunciare gli abusi, nella speranza che qualcosa cambi, che l’uomo cambi, intanto il tempo passa…
 
Si associano alla rinuncia di parlare e agire numerose motivazioni, la paura di essere trovate e massacrate, la mancanza di un tetto, di un sostentamento per i figli, per se stessa, l’intervento dei familiari che non sempre sono d’aiuto.
 
Quante volte abbiamo udito madri o suocere ripetere “ pensa bene a quel che fai…pensa ai tuoi figli… senza un padre…pensa a cosa dirà la gente…in fondo è un brav’uomo… è il lavoro che lo stressa…sii paziente… cambierà… hai una bella casa… i problemi si risolveranno…”
 
E’ d’uopo, a questo punto, chiederci se anche loro hanno ricevuto lo stesso trattamento, se frasi e consigli  come questi rappresentano un bene o un male?
 
Pensare bene? Certo! I figli? Starebbero sicuramente meglio senza dover assistere a scene di violenza che incutono timore e orrore! La gente? Chi è? In fondo è un brav’uomo? Davvero? Il lavoro lo stressa?
 
Perché il lavoro e i gravosi impegni di donna e madre non stressano? Essere paziente? Non si tratta di pazienza! Una bella casa? A cosa serve una bella casa se ci sanguino dentro e tremo solo all’idea che vi faccia ritorno? I problemi si risolveranno?  Allora i miracoli esistono? E quando? Quando mi troveranno morta?
 
Così risponderebbe una donna se trovasse il coraggio di parlare, di superare la vergogna e il disonore che aggravano le sue paure.
 
Che cosa è cambiato?
 
Una delle leggi predominanti che governano i branchi dei leoni è che solo le leonesse cacciano, lasciano i cuccioli alle femmine più giovani, mentre il maschio sonnecchia. La preda catturata spetta al capobranco che si ciberà per primo, dopo potranno sfamarsi anche le leonesse. Una norma, questa, che è diretta verso un unico fine, la sopravvivenza e la protezione della specie, grazie alla forza del maschio.
 
Solo le fiere possono esigere tale diritto!
 
Meno di un secolo fa la donna non sedeva a tavola con il marito, solo dopo che egli aveva terminato il pasto poteva nutrirsi, purtroppo questa cultura é ancora oggi presente in molto paesi.
 
Meno di un secolo fa la donna e precisamente fino al 1946, non aveva diritto al voto, era suo compito sfaccendare a casa, crescere i figli e doversi stupire piacevolmente al rientro del marito-padrone, sottoporsi ai suoi desideri, in quanto bene di proprietà e quindi sempre disponibile, senza privilegio d’appello e replica, per poi, caso mai ricevere calci e pugni alla fine della giornata.
 
Altro suo doveroso compito contemplava la tacita accettazione che il proprio uomo frequentasse altre donne,  poiché impedito dalla pseudo morale, ottima scusante, o per colpa della donna che rifiutava le sue specifiche richieste. Chissà perché?
 
Potremmo dedurre quanto sia stato difficile abbandonarsi fra le sue braccia dopo  i colpi ricevuti nel corpo e nello spirito? Forse non gli crede quando, in lacrime, le chiede “perdono, non lo farò mai piu’” mentre le accarezza il viso tumefatto e ancora sanguinante? Sarà stato ed è tutt’oggi per queste ragioni?
 
Il seme della violenza
 
I motivi della violenza provengono da diversa natura: psicologica, caratteriale, culturale, religiosa, patologica e così via, ma la ragione principe potrebbe nascere da una trasmissione molto comune, un tipo d’ereditarietà comportamentale.
 
La statistiche confermano che l’uomo violento é per lo più colui che ha assistito ad abominevoli abusi sulla propria madre e conseguentemente su se stesso. Un triste ciclo che si ripete.
 
Il seme della violenza cresce e si dirama e, qualunque siano le cause, i media e le testate giornalistiche sono diventati bollettini di guerra.
 
La posizione della società 
 
Le leggi vigenti hanno applicabilità solo in caso di denuncia, di lesioni gravi o mortali e le forze dell’ordine sono in grado di fare ben poca cosa se non é manifesto un atto d’accusa.
 
Le pene applicate e le manette spesso sono insufficienti se non, preventivamente o contemporaneamente,  accompagnate da risorse sociali, come i centri d’ assistenza, d’incontro, nei quali le sedute, il contatto psicologico possa creare una formazione, una cultura, un’educazione che insegni quanto l’intimazione e l’intimidazione non può e non deve rappresentare un diritto da esercitare per risolvere i conflitti interiori, interpersonali e familiari.
 
Il rimedio
 
E’arduo enunciare quali e quanti siano i rimedi da applicare contro la violenza e la sua prevenzione. Tutti auspichiamo che il mondo si risvegli dal suo torbido torpore, che resusciti una sana coscienza, fondata su solidi principi, quali il rispetto per la vita, la civiltà, l’Amore, unici e preziosi beni rivolti alla pace, alla serenità, al benessere comune.
 
L’uomo ha la capacità e la grandezza di stupire con le sue mani e con la sua mente, purtroppo è capace di macchiarsi, attraverso questi, anche di azioni deplorevoli, indegne e infime.
 
Vorremmo poter credere solo nelle doti dell’uomo, perché giunga presto il giorno in cui nessuna donna soffra a causa sua.
 
 
 

 

giovedì 6 settembre 2012

Analisi sul decadimento umano

C’era una volta l’uomo.
L’uomo e la sua anima nacquero nudi. Arcaico nel suo aspetto dimostrò ben presto capacità organizzative e lampi di genio grazie all’intelligenza di cui era dotato e che crebbe col trascorrere degli anni. Procedeva carponi, ma in seguito si eresse. Per appagare la fame decise di uccidere  solo animali.
 
Conobbe la morale attraverso la necessità di sancire regole atte a stabilire un equilibrio all’interno della comunità. Scoprì la distinzione tra il male e il bene, ammise, poi, di aver usato le mani, il corpo e la mente in azioni riprovevoli e fu così che nacque in lui il senso del pudore. 
 
Decise allora di coprire il corpo. 
 
Prese una pietra, la scheggiò, e ne fece un’arma. Colpì le sue prede senza malvagità, per cibarsi e vestire la propria pelle per difendersi dal freddo e dalla nudità.
 
Assaporò pian piano i piaceri sensoriali fino a tracimare l’esigenza del godimento oltre i confini  stabiliti; infatti molto più tardi la caccia non fu praticata solo per le ordinarie necessità corporali e nutritive, ma divenne oggetto di divertimento, sport autorizzato e scommesse illegali, nei quali i crudeli scempi di numerose e innocenti creature furono motivo di diletto.
 
Le pellicce assunsero un valore diverso, molto prezioso per la moda, indice di eleganza, lusso e in alcuni casi di supponente levatura. 
 
L’uomo, incurante, continuò il cammino di devastazione e distruzione.
 
Trascurò lentamente la cura della sua anima.
 
Numerose esperienze lo indussero ad abbandonare la pietra per iniziare a lavorare e usare i minerali, il cervello stava dirigendo al meglio le sue attitudini. Imparò ad accendere il fuoco, che usò anche per proteggere la sua famiglia dall’attacco delle fiere. Costruì capanne, che nel futuro divennero case, palazzi, grattacieli. Seppe modellare utensili, creare macchine e armi sempre più complesse e offensive, coltelli dalle lame affilate, pistole, fucili, cannoni, esplosivi, armi chimiche, tutte invenzioni sofisticate e letali.
 
Ammirò il volo degli uccelli, tanto da desiderare di imitarli. Abbozzò ali con piume raccolte qua e là, sostituite poi con l’acciaio. Si racconta che il primo volo fu temerario e avventato, ma l’ostinazione e la determinazione lo condussero verso una tecnologia sempre più avanzata e perfetta. Posò per primo il piede sulla luna, allora orgoglio e vanto della razza umana.
 
La precocità dei bambini avanzava a dismisura, divennero piccoli geni con il compiacimento dei genitori e a discapito dei valori fondamentali del reciproco rispetto e onore.
 
Attraverso pochi milioni di anni la fase evolutiva, che l’aveva distinto, definì per sempre il suo destino, dopo aver violato gli stati naturali del globo, dell’atmosfera, della natura in ogni sua espressione, consunse e distrusse patrimoni preziosi e  migliaia di specie animali.
Il raggiungimento del benessere lo annoiò, lo spinse contro l’umanità e oltre. Divenne avido di potere, di piaceri scellerati, corrotto, corruttibile, dissoluto, sordido. Perse tutto, il rispetto per la vita e per la sua persona, nulla ebbe più alcun valore, tra le sue prede incluse se stesso.
 
I grattacieli furono trafitti dagli stessi uccelli d’acciaio che aveva creato quale oggetto del suo piacere e desiderio di scoperta. Uccise i propri figli e si cibò della loro purezza, rubò loro l’ingenuità, il sorriso, il candore, i sogni, la magia di favole antiche. Una sete smisurata di sangue l’aveva conquistato, nonostante le sorgenti fossero ancora prodighe d’acqua pura…
 
L’interesse, il lucro, l’ingordigia, condannarono la natura che, impietosamente decapitata della sua ricchezza, sprofondò nella più temibile e orribile tragedia, la distruzione.
 
Molti riferirono che il suo comportamento fu causato da una distorsione della mente, una follia inquietante, sconfinante, incomprensibile, straripante. Altri affermarono che l’alienazione mentale fu un’ennesima invenzione di coloro che, per svariati motivi, tra cui il lucro, li difese dal giudizio di quei pochi saggi, ormai in via d’estinzione. 
 
L’umanità subì, inesorabilmente, una frattura: la difficoltà da parte di alcuni di trovare le ragioni per custodire, ancora e nonostante tutto, l’Amore e la pietà per coloro che, premeditatamente, avevano deciso di scagliarla per sempre nell’abisso delle loro coscienze e la volontà irrefrenabile di altri nel distruggere un mondo costruito con tanta abnegazione, intelligenza e amore. L’indifferenza apparì all’orizzonte umano come la migliore soluzione per la sopravvivenza.
 
Intanto la solitudine fu l’unica compagna a restargli accanto quando calava il tramonto nel rosso del mare.
 
Sopraggiunse il caos che impedì la distinzione di chi furono realmente le belve nella giungla della vita.
 
L’epilogo non tardò il suo arrivo, mentre le urla di dolore sovrastarono il cielo che, divenuto plumbeo, oscurò anche la fragile giustizia umana e le poche esistenze degne di contemplarla nella maestosa vastità, splendore di un dono divino purtroppo sciupato.
 
La vita, però, avrebbe continuato ad ogni costo a incantare e sorprendere, pur se soltanto un girasole attese la luce dell’alba nuova e il passo di un uomo giusto.