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sabato 15 febbraio 2025

Sciala al Castello

Sciala al Castello


foto di P. Fallacara



La sciala al mare chalet di marina,


due passi dal castello presso il porto,


un posto di ristoro e godimento



appresso una giornata di fatica.


Un tempo andato in quel luogo ameno 


c'era una volta sciala di Ciccillo,



un tale che col nome di Francesco


si costruì quel trullo sulla spiaggia


con pietre di campagna e di confine,



con pensilina fatta di fascine 


per dare l'ombra a parte dell'ambiente.


Il vecchio pescatore vigilava



nell'adiacente sito di molluschi


le cozze cosiddette a guscio nero,


messe a spurgare in vasche recintate



da un muro a secco posto tutt'intorno.


Accanto al trullo un pozzo di sorgente


denominata Fonte del Signore,



ove poneva a rinfrescar bottiglie


di frizzantina acqua di gassosa,


chiuse e turate in vetro con le biglie.



La sua consorte, compagna di vita


serviva gli avventori della sciala


mentre al contempo riparava reti



dei pescatori di quel borgo a mare.


Nei primi anni in secolo trascorso,


più o meno già cent'anni son passati,



nostro uomo passò a miglior vita


e il trullo in pietre in rovina cadde,


crollando tutto a un tratto abbandonato,



preda del tempo e di stagioni appresso,


fu interrato così anche il pozzo


dell'acqua benedetta e zimpillante.



Perdendosì peraltro nella mente,


la memoria del sito d'acque sante.



Lorenzo 11.10.22


Riproposta per un Articolo apparso a cura del Professore Nicola Fiorino Tucci sul da Bitonto il 15.2.2025 : L'Opinione/Bari, Bitonto e il mare, fra storia, aforismi e curiosità. Postai  questa poesia, ispirandomi alla foto di P. Fallacara il giorno 11.10.2022 e alla storia di Ciccillo, il proprietario della sciala, piccolo ristorante rustico, situato sulla scogliera, nei pressi del Castello, a Santo Spirito, dove gli avventori gustavano le cozze. Santo Spirito, fino al 1928 era territorio di Bitonto.



giovedì 13 febbraio 2025

Storia della Fontana

 

Storia della fontana



Cape de firre


Testa di ferro 



Questa fontana sembra senza testa,


dal rubinetto scorre l'acqua a gocce,


mentre racconta nella sua memoria



la storia del suo viaggio in quella via,


dagli anni quando posta per salvare


il popolo assetato della Puglia,



in anni addietro abbiamo pur solcato


viadotto coi ragazzi in conoscenza,


mentre scorreva l'acqua sotto i piedi



e raggiungeva i borghi tanto cari.


Angolo del mio borgo coi sottani


e mi ricordo pure il gran da fare



di capannelli, tutti bene in fila


per riempire brocche in terracotta


e soddisfare scorta per famiglia,



lorquando i rubinetti erano asciutti


e non scorreva acqua nelle case.


Ricordo giovinetto un dì di luglio,



andai alla fontana della strada


che porta ancora a piazza delle Croci,


era sera inoltrata, alle due ore



e con la brocca piena ritornai


per dare linfa fresca  a nuova vita.


Pure finquando a ritroso dal "monte"



vi ritornava a maggio "Compagnia"


si riportava a casa un nuovo coccio,


"u cìciue" dalla bocca assai ristretta,



per mantenere a lungo fresca l'acqua,


più forma tondeggiante di buon pane,


durava i giorni d'una settimana.



Memorie che raccontano la Storia


dei tempi ormai passati e la sua Gloria.



Lorenzo 28.7.23


Riproposta per la mostra itinerante "La fontana racconta" la sua storia. La foto della fontana è stata presa dal' archivio storico di foto, così come la postai il 28.7.23. Se la memoria non m'inganna, essa è situata in via Castelfidardo, ai piedi della scalinata  che porta al Centro Storico. 


sabato 10 agosto 2024

Puglia ricca di confini

Faeto


La storia di regione acculturata

di lingue miste per gli sbarchi e arrivi

di popoli al confine al nostro mare


subappennino dauno a settentrione

di nostra bella terra regionale

quel di Faeto ricca in verdi faggi


un'isola di franco provenzale

lingua di Francia origini diverse

tra territori circoscritti al luogo


sì nel mio borgo i termini francesi

viaggio al tempo vivo nel silenzio

aria frizzante e pura delle selve


con resine inebrianti in disincanto

mulini al vento vecchie sentinelle

con vista mozzafiato al territorio


viaggio in cuore ha lasciato il segno

Celle San Vito brilla nel suo esiguo

ricca presenza specie multiformi


rifugio beato storia e bellezza

in un cammino fatto d'esperienza


Lorenzo 10.8.24


Fonte da Bitonto di Marino Pagano 

venerdì 2 agosto 2024

San Tommaso tra Fede e Ragione

San Tommaso tra Fede e Ragione


"Tutto ciò che ho scritto mi sembra paglia

in confronto a ciò che ho visto

e che mi è stato rivelato"


San Tommaso 6 dicembre 1273


Una stagione di filosofia

fissa nella memoria d'Ateneo

erano tempi nuovi del sapere


e San Tommaso era nel mio piano

di studi e nesso fra Ragione e Fede

tra cristianesimo e aristotelismo


non in conflitto ma complementari

la summa teologia rilevante

stella polare e stella naturale


principi morali e ragione umana

pensiero condiviso di giustizia

e del rispetto d'umana dignità


corpo ed anima uniti in un tutt'uno

sono essenziali e complementari

un pensiero che ha promosso l'esserci


tra religioni conosciute al mondo

e coniugato le meditazioni

dell'intelletto e contemplazioni


tra San Tommaso e San Bonaventura

la trattazione è piena ed accultura


Lorenzo 2 10.24


Fonte Primo Piano

martedì 30 gennaio 2024

I Contadini

I Contadini, F. Speranza, 1934 -1935


"Con voi uomini e donne ...
che con la vostra quotidiana fatica,
rendete feconda questa terra
traendone prodotti abbondanti
e universalmente apprezzati..."

San Giovanni Paolo II, 26 Febbraio 1984

E. Cazzolla, F. Speranza, Pittore del Novecento,

Grenzi Editore, Foggia, 2023, pag.131


E stanno a piedi nudi sulla terra
alle matine in fossa premurgiana
colline in fondo al limitar calanchi,

d'argilla e tufi in borghi di Lucania.
Un quadro di famiglia in un interno,
anzi tra zolle generose e arate, 

son madri e padri con i pargoletti,
in simbiosi d'amore e fratellanza,
un bove con l'aratro e una casetta

che segna il gran riposo di fatica,
pagliaro di rifugio ai lavoranti,
per compagnia c'è il fedele cane.

Un canto luminoso a celebrare
spirito di valore spirituale,
un cerchio di figure familiari.

Il Nostro, a manca, semina con mani,
piegato sulla terra , la nutrice,
cìò che sarà raccolto del domani.

Il giovinetto è il centro del contesto, 
l'autore di pittura di famiglia,
sembra un trionfo della geometria,

tra cielo, terra e monti di collina,
inno trionfale del lavoro agreste
che dona buoni frutti in ogni annata.

Fatiche di campagna in ogni mese,
Valenze d'onestà son sempre accese.


Lorenzo 30.1.24

lunedì 29 gennaio 2024

Mio zio

Il potatore


Zizì: Mio zio. 

 

Quanne jè tìmbe de zàppe e pìute, 

nè amìce nè nepìute, 

quànne jè tìmbe de venemà 

zizì da dòue zizì da ddà.

 

Quando è tempo di zappare e potare,

nè amici nè nipoti,

quando è tempo di vendemmiare

zio di qua zio di là.


Fonte N. Pice 

 

Ora è tempo di potare e zappare,

è l'ora del riposo ai nostri ulivi

prima della ripresa vegetale,

 

per cui lo zio invita i suoi nipoti,

nei campi per ausilio a disbrigare

le regole del tempo dell'inverno,

 

dopo che a dicembre han dato i frutti

per l'olio benedetto dell'annata.

Dall'orecchio non sentono ragione,

 

non è per noi mestiere da sbrigare,

comporta assai fatica con il freddo

che incombe alla mattina di gennaio,

 

come quel padre invita il suo Colino

l'erede a cui spetta il suo podere,

zappa Nicola mio, non indugiare,

 

rimuginando, il Nostro, tra i suoi denti,

variando il più volgare, nìcce tatà,

alzando il dito medio della mano,


oppur ruotando il pollice e l'indice,

come per dire non c'è nulla da fare, 

per l'incombenza della potatura,

 

lasciar chioma leggera che permetta, 

ad aria e sole di attraversarla.

Lavoro che comporta gran fatica,

 

è meglio la vendemmia nell'autunno

quando il caldo giusto ti consente,

d'essere allegri in dolce comitiva,

 

lì dove c'è lavoro a giovinette,

tengono compagnia all'imbrunire.

Ordunque, lo zio di qua, lo zio di là,

 

io voglio lavorare alle matine,

fin dalle prime ore mattutine.



Lorenzo 29.1.24


Rispetto alla precedente versione

del 29 gennaio 2023 è indicata la fonte 

del detto dialettale e il cambiamento 

del senso di alcuni versi,

più veritieri dei precedenti.

Il termine zappare ha un doppio significato:

Zappare nel senso autentico del termine,

oppure faticare in qualsiasi situazione, 

cioè in senso figurato, zappare, mietere, 

potare, lavorare e quant'altro.


Treccani: Zappare v. tr. [der. di zappa]. – 1. Lavorare la terra con la zappa: z. un campo, la vigna, l’orto, il giardino; usato assol., andare, mettersi a z.; ma va a z.!, come modo polemico di contestare a uno la sua incapacità per un lavoro impegnativo; prov. tosc.: chi vuole aver del mosto, zappi le viti d’agosto, un buon risultato esige una tempestiva preparazione; scherz., io sto coi frati e zappo l’orto, frase con cui si dichiara di rimettersi, stando in compagnia, alle decisioni degli altri. 2. Nel linguaggio milit., ormai ant., fare con la zappa lavori di fortificazione: z. le trincee; z. sotto a un baluardo, a un bastione, per abbatterlo. 3. fig. a. non com. Di cavalli, percuotere la terra con lo zoccolo, a guisa di zappa. b. Nel linguaggio sport., con uso assol., zappare, colpire con un calcio il terreno invece della palla. c. Con valore spreg., in usi e con sign. diversi: z. il pianoforte, l’organo, suonarli rumorosamente e male; z. i quattrini, averne in gran quantità; non com. z. nella rena, nell’acqua, affaticarsi inutilmente; assol., zappare, nel linguaggio marin., vogare male, riferito all’armamento di un’imbarcazione.

domenica 28 gennaio 2024

Potatura della vite

Graspa 

 Abbròile: Aprile. 


Ci se petàisce ad abbròile, 

se fèuce assèje acqua e picche mìrre: 

Se poti ad aprile, ricavi molta acqua 

e poco vino.


Fonte : N. Pice



Sa bene il contadino quando pota,

la vigna sua sita  alle matine

in fossa premurgiana conosciuta,


la potatura da novembre a marzo,

subito dopo caduta di foglie,

migliore il tempo da gennaio a marzo

 

prima del pianto cosiddetto in vite,

è un pianto di ritorno della pianta

dopo il riposo di vegetazione.


Il pianto rappresenta il suo risveglio

dal letargo in mesi dell'inverno,

quest'è il detto del saggio vignaiolo,


se in aprile fai la potatura

tu la vendemmia avrai con scarsa resa

con acqua in abbondanza e poco vino


e quando a San Martino avrai il novello,

scoprirai annacquato il tuo vinello.


Lorenzo 28.1.24

sabato 27 gennaio 2024

Per non dimenticare

Memoria



 L'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità 

da cui non dovremo mai togliere 

il segnalibro della memoria. 

(Primo Levi)




Il mondo dei balocchi ormai sommerso
nella cartella un pinocchio rotto
guarda in avanti infante in borderline
e passo dopo passo i sogni persi

ma li mantiene qui per ricordare
in cassaforte posti dopo il guado
cosa l'aspetta adesso solo spine
ed una barca posta sulla riva

con sguardo volto colmo di terrore
in mondo immerso dentro la tragedia
dei campi coltivati dalla morte

ricordi tramandati per memoria
per non dimenticare lo sterminio
anime inermi e occhi nelle fosse
 

Copyright © Lorenzo 27.1.24

venerdì 26 gennaio 2024

La Vita vera

La Vita vera


"Appena aldilà di quella soglia"


Alberto Maggi, Fiducia, Edizioni Romena, 

sesta ristampa, Aprile 2023, pag 45


di quella soglia

un passo ed un momento

persone care 


momento bellissimo

in nuova dimensione


siamo qui con voi

qui nella stanza accanto

nulla è cambiato


col lume nella notte

la Luce accesa accanto


Lorenzo 26.1.24

mercoledì 24 gennaio 2024

Tra pepe e ghiaccio

Chiesa dell'Annunziata 


RE PPÀIPE SE VÈNNE A JÒNZE, 

LA NÀIVE A RÙUTE


Il pepe si vende a once, 

la neve a chili, 

a dire il maggior valore del pepe 

rispetto al ghiaccio; 

metaforicamente il detto 

è riferito a qualche brunetta vivace, 

per esaltare il suo colorito 

di pelle scura, rispetto ai più comuni 

visi languidi delle altre ragazze.


Fonte N. Pice


Io ricordo il mercato scoperto,

frutta e verdura e qualche bancarella 

salumi e affini lungo quella strada, 


vicino ad una chiesa con le scale

ed una piazza con reperti antichi,

raccontano la storia d'una torre


rimossa alla coscienza, seppellita,

con mura antiche poste per difesa.

Nel mercato, memoria non m'inganna


c'era una bancarella piccolina

ai limiti di scala benedetta,

vendeva il pepe macinato o a grani


'na cartecedde de pèpe si diceva,

un piccolo cartoccio quasi un'oncia 

per rendere pietanza più gustosa,


col filo d'olio dei bei campi nostri,

pasta e fagioli, legumi d'altra specie.

un'oncia che misura trenta grammi, 


ordine a giro sopra i maccheroni 

con mozzarella, sugo con polpette 

e la bologna d'arricchire il gusto


iusche lù pèpe gridava quel chiazzere,

per fare avvicinare i compratori,

nulla in confronto di barrette al ghiaccio


a chili si vendeva presso villa,

la fabbrica del ghiaccio ora estinta

per fare posto ai nuovi grattacieli,


Anni sessanta per la via maestra,

erano barre bianche e ben squadrate

lunghezza suppergiù sul metro e passa.


rappresentava mestiere d'estate,

per i ghiaccioli colorati e freschi,

si vendevano in tempo di stagione,


oppure si comprava per le case, 

per rinfrescare in brocca il bottiglione,

del rosso primitivo o cerasuolo.


Tempi estinti d'un tempo passato, 

eppure ancora non dimenticato.


Lorenzo 24.1.24

martedì 23 gennaio 2024

Acqua salutare

 

F. Speranza. Borgo antico Anni trenta 


VÈULE NA CARRÒZZE O NU CARREZZÒINE 

N’ÀCQUE DE MÈUSCE E DDÒUE D’ABBRÒILE


Una carrozza o una carrozzella vale tanto 

quanto vale una pioggia di maggio 

e due di aprile: 

in un paese siccitoso una pioggia primaverile 

può determinare un buon raccolto delle olive. 

Il contadino identifica nei due lussuosi 

mezzi di trasporto, 

di cui fruisce il ricco proprietario terriero, 

il termine di paragone per significare l’arricchimento 

che a lui può solo venire dalla disponibilità di acqua.


Fonte N. Pice


Il motto dice tutta la sostanza

della valenza d'acqua benedetta,

si sa dalle mie parti c'è carenza


e allora il vecchio saggio cosa inventa,

confronto con attrezzi d'altri tempi

e un pozzo d'acqua sempre beneaccetto.


Ricordo da fanciullo quei sottani 

dove non c'era una fontanella,

al più trovava il posto sulla piazza,


per il bisogno che serviva a tutto,

igiene personale e di ristoro, 

allora, che t'inventa "Crocifissa"


*capàse o càndre da riempire d'acqua,

per cucinare al fuoco di fascine

e igiene personali quotidiani.


Fronte ai sottani casa dei padroni

e a piano terra c'era un bel pozzetto,

per conservare l'acqua che pioveva,


e quei Signori tanto generosi,

permesso ai confinanti bisognosi,

davano loro, intanto, tanto amore,


ch'attingere potevan nel portone.

Il paragone con carrozze e affini,

sta tutto nel benessere dell'acqua,


pioggia di primavera è bene accolta

dal ricco possidente d'uliveti,

che spera nell'inverno un buon raccolto.


E'meglio un pozzo d'acqua o una fontana,

che la carrozza vada in via lontana.


Lorenzo 23.1.24


*Capàse o càndre, vaso grande di terracotta. 

Detto nel termine dialettale dei nostri nonni "ù Capasàune"


ibidem, N.Pice

domenica 21 gennaio 2024

Ironia

 Ironia 


MÀRZE, NGÀT’A MMÀRZE E U MÉSE DE MÀRZE, 

ABBRÒILE, NGÀT’AD’ABBRÒILE E U MÉSE D’ABBRÒILE, 

MÈUSCE, NGÀT’A MMÈUSCE E U MÉSE DE MÈUSCE 

SÒNDE NÒVE MÒISE, MARÌTE MÒJE?


Marzo, dalle parti di marzo e il mese di marzo; 

Aprile, dalle parti di aprile e il mese di aprile; 

Maggio, dalle parti di maggio e il mese di maggio: 

sono nove mesi, marito mio? 

Detto da una moglie fedifraga al marito, 

per fargli credere che il parto avveniva 

ai nove mesi giusti.


Fonte N. Pice


Dell'ironia fa il suo mestiere,

la moglie traditrice al suo consorte,

a cui promise un giorno il giuramento


davanti ad un altare o all'ufficiale.

I dubbi del marito già fugati,

sono tre mesi d'anno ripetuti,


del principale il nome e ai lati aggiunti,

avanti retro parti col mensile,

parla di marzo aprile e quel di maggio.


Non ricorda il Nostro, prima di marzo,

in quel settembre era alla vendemmia

un fuori terra in agro a settentrione.


Dunque, tranquillo caro mio, tranquillo,

i mesi sono nove, giusti giusti,

mesi di primavera e inizio caldo.


Fedele sono stata a mio marito,

ch'ho preso sottobraccio, buon partito.


Lorenzo 21.1.24


sabato 20 gennaio 2024

Mandorle

Mandorla Filippo Cea

 


JÈ MÈGGHIE U PASTANÌDDE A LA PÒRT’AGHESTÒINE 

CA LA FILÌPPE CÈIE A RE MATÒINE


Meglio possedere un “pastanello” 

(qualità di mandorla di minor pregio)

in un campo nei pressi di porta Robustina 

che la Filippo Cea (qualità pregiata)

in una zona murgiana (le Matine).


Fonte N. Pice 



Aveva un campicello fuori porta,

dopo le Croci accanto ad un macello

oltre la strada circonvallazione,


un piccolo podere ordini otto,

eredità del Padre col mio nome

un uliveto in più qualche alberello,


mandorle pastanello giusto il gusto, 

per preparare dolci per le feste,

il nome di padrona "Crocifissa".


A quel podere si giungeva a piedi,

quattro passi da Porta Robustina,

pietre  a confine lungo quel quadrato,


carciofi di stagione ai piedi suoi

e al centro un pagliarulo come un trullo,

luogo di scampagnata di Pasquetta,


per aria salutare dopo il pranzo,

di Pasqua e di giornata dopo festa

ed in quel trullo attrezzi di lavoro,


poneva il nonno e parlo di cent'anni.

Ora quel campo in mente d'altri tempi,

ci sono adesso molte abitazioni,


costruite dagli eredi di quel campo.

Dunque, nella memoria resta il motto,

dell'aforisma scritto e sopra detto,


mandorle pastanello di marine,

che la Filippo Cea alle matine.


Lorenzo 20.1.24

mercoledì 10 gennaio 2024

La Luce nella Masseria


La Luce nella Masseria



"Il Natale del 1942, fu per me un Natale 

tutto particolare, [...] perchè passato 

in campagna, presso la masseria denominata 

"La Parata", sita a ridosso del folto 

ed esteso bosco "Montepiano", al confine 

tra il tenimento agricolo di Ferrandina 

e quello del Comune di Salandra."


E. Colle, Sul Filo della Memoria, Racconti .. 

Ed. Tipogr. Cortese, 2014, pag.117



Anni sessanta in terra di Lucania

famiglia numerosa in masseria

bambini e figli tanti tutti assieme,


a capo il patriarca nonno Eustachio

mantiene l'armonia in tutto il gruppo,

arriva la tivu a rallegrare 


in terra dei calanchi e dell'argilla.

Voce narrante è un piccolo fanciullo

e tutti intorno al nonno si lavora,


le mamme in faccende casalinghe

uomini tutti a coltivare i campi.

L'innovazione tecnica nel segno


e l'antennista ha il suo da fare,

per celebrare rotta del progresso,

naturalmente solo pochi sanno 


vedere i nuovi sogni e il nuovo tempo.

Arriva intanto un ricco possidente,

vecchio operaio della masseria


e chiede d'investire per comprare

la masseria per oscuri sogni,

cavare dalla terra tufo e argilla,


miscela necessaria per cemento

e costruire case nei quartieri,

il nonno Eustachio nicchia su proposta.


Un figlio intanto corre verso un male

ch'attinge le sue membra giovanili,

il tempo inesorabile s'addensa


sulla famiglia unita fino allora

e intanto il nonno passa ad altra Vita

e lì comincian guai per fratelli


guerra d'eredità per masseria,

ma prima il nonno compra un negozietto

per dare un lavor sano al suo malato,


sali e tabacchi, biglietti in lotteria

per vincere la sorte a Capodanno,

i bimbi sanno pure dove andare,


sedersi a riposare in casalini.

E c'è una luce che risplende in via

raggi negli occhi a guardare il sogno.


La guerra intanto, unione di famiglia

mina il contesto prima assai coeso,

ognuno prende sì la propria strada


ed uno ad uno cedono al tranello,

dell'avvenente furbo frontaliero

per comperare quella masseria.


Luce trafigge la protagonista,

colpita dallo strale dell'amore

del suo dirimpettaio tabaccaio.


Così la masseria resta intera,

unita nel gran nome dell'unione,

il Nostro compra la televisione


portandola così in masseria,

quindi, frattanto, il fiato della voce

della fanciulla, muta fino allora,


la profezia del nonno raccontava.

Questa è la storia, infin, a lieto fine,

ci si ritrova insieme alla visione


di cara beneamata mamma rai.

In mente c'è sermone dell'estinto,

a volte basta poco per la pace


guardarsi in faccia, il verbo in disincanto,

con luna grande e del gallo il canto.


Lorenzo 10.1.24

domenica 26 novembre 2023

Giornata del trappeto !!

 Frantoio d'una volta 


“Il padrone di casa mi aveva avvertito 


che sarei stato spesso disturbato 


dal rumore del trappeto, 


il frantoio che era sotto alle mie stanze; 


ci si entrava dall’orto, 


per una porticina di fianco agli scalini 


che portavano in casa. 


Avrebbe lavorato anche di notte, 


il trappeto mi aveva detto. 


Quando girava la vecchia mola di pietra, 


trascinata in tondo da un asino bendato,


la casa tremava, e un rombo continuo 


saliva dal pavimento"


Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, pag. 185, 

Einaudi  Editore, Torino, 2014.


E s'apre il cuore quando leggo il nome

dell'antico trappeto sulla via

della marina nostra amica mia,


ambienti da rettangoli formati

le volte a botte ed asini a girare

le mole delle vasche con le bende


un tetto a chiancarelle a copertura

lamine in pietra dura sembra selce

interno di museo d'altri tempi


macine, torni e tini, un focolare,

il regno dell'attiva vivandiera

che preparava il pasto agli operai


si davano a scambiarsi la fatica

tre volte in ventiquattro di giornata

o forse due in tempo sindacato.


Ricordo vivandiera del trappeto

a fianco di stazione del ridotto

lo scartamento della ciclatera,


erano i tempi primi al secondario

e la gran madre era vivandiera,

legumi cucinati al focolare


fagioli o ceci ed acqua al primo sale

unico piatto e ricca colazione

con olio fuoriuscito dalla pressa,


e pane la schanata, tre fettine

del forno di Lucrezia fatto a mano

zuppa di pane intriso di quell'acqua


profumi di quell'olio appena fatto

e sento ancora odori di quel luogo.

Ma è tempo di tornare alla marina


a proprietà di nobile casato

d'alte mura protetto e custodito

d'intrecci di famiglie e di progenie


economia d'un tempo trapassato

ed era pieno il luogo di strutture

fondante conduzione e di risorse. 


Tutto è cambiato ormai non più le presse

e l'olio con lattine a noi concesse


Lorenzo 26.11.23


venerdì 17 novembre 2023

Sulla Lama !

Panorama del mio paese, 1935 di Francesco Speranza 


"Così Speranza sceglie un punto 

di osservazione più basso per riprendere 

[...] il Panorama del mio paese, 

in un tratto in cui il caseggiato 

è più lontano essendosi la lama 

un po' allargata [...]

Come accennato, la tensione verso l'alto,

[...] è tripartita oltre che dai campanili 

di San Domenico e della Cattedrale, [...]

anche dal massiccio campanile 

di san Francesco della Scarpa, quello che 

che nello skyline della città segna 

il profilo più alto, terminante 

col suo bulbo rococò a cipolla"


Emanuele Cazzolla, Francesco Speranza,

Pittore del Novecento, Claudio Grenzi Editore,

Foggia 2023, pagg. 164,165. 



Descritta dai cantori quella lama,

pittore del mio borgo conosciuto

pronto a schizzare sui foglietti estivi,


ed un poeta il suono di campane,

le vele e campanili del mio borgo

descrive in lingua madre quei suoi canti,


seduti a meditare su quei luoghi.

Un fosso d'incompiuto corso d'acqua

scendendo dalla murgia fino al mare,


quando la mena riempie arido letto,

regno d'incalliti cercatori

di cicorielle a valle e funghi ai sassi,


quando la pioggia attesa dona frutti,

non solo lumachine su pareti.

E' regno incontrastato di cinghiali,


chiosa il cartello posto sulla strada

che dal mio borgo sale alle matine.

Due ponti sopra il corso di quel fosso


attraversati da generazioni,

il primo porta a scala degli ingegni,

la sede del liceo nel convento


ed il secondo verso borghi interni

posti sulle alture della murgia.

E' l'orizzonte spazio temporale


grida di locandina dell'evento,

e' degno d'ateneo degli anziani

com'anche al centro di ricerche urbane. 


La linea immaginaria che si sposta

davanti ai nostri occhi di continuo

perchè traverso i sacri luoghi aviti


avviene conoscenza del passato,

per raccontare storia per futuro

per mezzo d'esperienza del presente.


E' un parco naturale quella lama,

è roba per il cuore per chi l'ama


Lorenzo 17.11.23


sabato 28 ottobre 2023

Intreccio di civiltà d'un tempo

Tutto il miele è finito
Carlo Levi, il miele di Orune,
concessione di R. Acetoso

"Una civiltà di pastori

si trasforma in parte

in una civiltà contadina,

[...] e già la civiltà contadina

si dissolve pel mondo 

e sorgono centri operai,

come querce solitarie"


Carlo Levi, Tutto il miele è finito,

Ilisso edizioni, Torino, Einaudi 1964, pag. 37.



Intreccio di civiltà d'un tempo 


Cattedrali nel deserto

civiltà ambivalenti

i pastori in transumanza 


che diventano operai.

Sono querce solitarie

in ambiente conosciuto


tra due mari dello Ionio,

nella piana degli ulivi,

nelle zone dell'industria


capannoni abbandonati,

dopo l'auge del respiro,

di lavoro già in disuso


in colline brulle e grigie

dall'argilla refrattaria

dei calanchi di Lucania,


tra le greggi in terra sarda,

mentre a pranzo si cucina

maialino succulento.


La miscella preparata

da diverse istituzioni

per pastori e contadini


operai e diplomati,

funzionari tra quei mondi,

separati eppur vicini


che appaiono lontani,

affluenti al grande fiume

della cassa meridiana,


sotto il sole che s'avventa

su quel mirto che t'inebria,

tra gli ulivi secolari,


come ai solchi di frumento

grano duro a nutrimento.


Lorenzo 28.10.2023

domenica 24 settembre 2023

Sei con noi, sempre.

Sei con noi, sempre !


“Non piangete la mia assenza, 

sentitemi vicino e parlatemi ancora. 

Io vi amerò dal cielo come vi ho amati sulla terra.”


Sant'Agostino


Le note allegre d'interrogazione

lorquando si portavano a lavagna,

gli alunni tuoi a invito rallegrante


e li invitavi alla dimostrazione,

tu iniziavi in detto d'allegria,

fondendo la fiducia a superare


l'angoscia di fallire quel quesito

e d'amore cantavi la canzone,

"parlami d'amore Mariù" dicevi.


Amore era per te il tuo lavoro,

di formule, equazioni e teoremi 

e ai numeri apparivano le note


di pentagrammi in auge nel sessanta.

Amavi il tuo lavoro per portare,

come dicevi "il pane alla famiglia",


non quello azzimo, ma quello dolce,

profumo del mandorlo a primavera,

una delle metafore che amavi,


capendo, infine, il senso di parole.

E mentre si cantava, la notizia

di tua mancanza a vita sulla terra


per riposare in Vita oltre la morte,

quel giorno che giammai dimentichiamo,

novantaquattro il ventisei d'aprile,


ci manca la risata e il suo vocione,

gli sguardi che davano sicurezza,

sapeva tutto e rispondeva a tutto.


Ed era martedì quel giorno triste,

un'ora d'intervallo a second'ora

e non rientrasti più tra i tuoi alunni.


Il volto col sorriso, il tuo esserci,

sono insieme sempre, per non perderci.


Lorenzo 25.9.23


Dedicata al Professore Michele dai suoi discepoli d'un tempo.

sabato 16 settembre 2023

La bella 'Mbriana


 
La bella 'Mbriana 


"La tradizione narra di una 

principessa napoletana

dalla bellezza leggendaria,

abbandonata prima di andare all'altare

e che per il dolore iniziò a vagare 

senza meta tra le strade di Napoli,

in abito nuziale. [...] Ecco perchè si dice

che porta fortuna nelle case.

E' la bella 'mbriana che diffonde il bene 

girovagando fra le mura domestiche

sotto forma di una lucertolina."


Valentino Losito, ZITTI ZITTI, PIANO PIANO

Storie, personaggi, musiche e leggende della Controra

SECOP edizioni, 2022 pag. 214



Fortuna e buona spinta data in sorte

dice il proverbio detto in volgar modo

si manifesta dietro tende mosse


dal vento nelle ore di controra

la bella'Mbriana che diffonde il bene

girovagando tra le mura amiche


oppure tra pareti di campagna

poste dai contadini per confine

macchiate dai licheni orme del tempo


e sottoforma di lucertolina 

lo spirito di casa e dei poderi

dolce angelo al vecchio focolare


appare a meridiana alla controra

obbligo per fanciulli di dormire

parla il silenzio di penombra stanza


e guai a chi non dorme dice il padre

quando in strada impazza il caldo afoso

magia e mistero intrecciano il suo fare


in angoli nascosti si ripone

uscendo solamente qualche istante

controlla consigliando gli abitanti


aggiungi un posto in tavola con sedia

se l'ospite d'onore si presenta

porta serenità spirito buono


tre spiriti vocati nell'inverno

quando i racconti detti intorno al fuoco

propiziano il riposo della notte


il monaciello 'mbriana e la janara

davano il sonno fino all'alba chiara


Lorenzo 16.9.23

giovedì 10 agosto 2023

Piazza di Puglia

Piazza di Puglia Dipinto di F. Speranza 1947


"Una solitaria presenza dinamica

è quella di un carretto con la botte 

dell'acqua, trainato da un mulo e dal padrone,

che, ripreso da dietro, sale dalla via 

a destra lungo la direttrice prospettica."


Emanuele Cazzolla, FRANCESCO SPERANZA 

Pittore del Novecento, C. Grenzi Editore,

Foggia 2023, pag 242



"Sempre a sinistra, il quadro si chiude 

con la lunga scala di accesso alla vecchia 

scuola materna “Giacomo Pantaleo” "


F. Fioriello, Piazzetta Fortinguerra, 

luogo dell’anima di Francesco Speranza,

Fonte: Primo Piano, 31.7.23



Un casalino come s'usa dire

in quel della Lucania tanto cara

e dalla lama aperta presso il ponte


che porta alla mia scuola d'una volta,

si giunge ad una piazza conosciuta

nel luogo che profuma dell'antico,


di Speranza incanto in due segni,

del Nostro beneamato che dipinge

gli angoli nascosti del mio borgo


e la speranza che giammai tramonta

di conoscenze per i nostri figli.

Una storia che tutti conosciamo


siamo negli anni, i primi del settanta,

teatro di dolore e di silenzio,

quella piazzetta fonte e nuova linfa


per i fanciulli tolti dalla strada.

Del Maestro conservo la memoria,

incontri del giovedì nella chiesa,


con giovani aspiranti a vita onesta, 

altri vissuti avuti in altro luogo,

sull'Alta Murgia in chiesa di Signori,


giorno di festa andava per il Rito. 

Eppure, in quella piazza c'è l'Asilo,

si raggiungeva dalla scalinata,


un ambiente gioioso ed educante,

il frutto di donanti generosi,  

dove il Grande Maestro proiettava


filmati educativi in cineforum,

in quel contesto sano e "illuminato",

Suor Beniamina ed altre due Sorelle,


arricchivano loro Vocazione,

con Maestri coesi e volontari,

incontri con adulti e Catechesi.


C'era anche un Corso per lavoratori,

su quella via, in "quella stradina"   

con i gloriosi banchi d'una volta,


della scuola "San Pietro"  'ché dismessa.

Grazie Maestro Marco, per il Cuore,

andava raccontato il tuo Amore.


Raggi di Luce fra quelle pareti,

lo sguardo "Oltre" in piana d'uliveti.


Lorenzo 10.8.23