
Nonno Minguccio
col fido "sentinella"
ci fece la sorpresa
in masseria Pianata
nel dì dopo Natale
Lorenzo 26.12.23
Blog di Poesia, prosa e approfondimenti. I testi presenti in questo blog sono stati pubblicati in vari libri a nome dell'autrice.I diritti di tutti gli autori sono riservati, poichè sottoposti alla legge che tutela il copyright.Ogni violazione sarà denunciata.

Nonno Minguccio
col fido "sentinella"
ci fece la sorpresa
in masseria Pianata
nel dì dopo Natale
Lorenzo 26.12.23
Fu donna d'animo nobile e delicato
amò teneramente il suo marito e i
suoi tre figli, con cui condivise le poche
gioie e le molte sofferenze della vita
e della sua lunga malattia. Cosciente
di aver compiuto bene la sua missione
di sposa e di madre cristiana, attese
la morte, come termine ai suoi dolori
e premio alle sue virtù.
E nell'ottantadue passa il padre,
nel sogno m'indicò la via da fare.
* 22.1.1916 - + 22.12.1956
L'elogio più grande fu tutta la sua vita,
di umiltà, di semplicità, di fede, di
dovere compiuto sommessamente, quasi
segretamente.
* 27.9.1911 - + 21.12.1982
Lorenzo 22.12.2023

“Il padrone di casa mi aveva avvertito
che sarei stato spesso disturbato
dal rumore del trappeto,
il frantoio che era sotto alle mie stanze;
ci si entrava dall’orto,
per una porticina di fianco agli scalini
che portavano in casa.
Avrebbe lavorato anche di notte,
il trappeto mi aveva detto.
Quando girava la vecchia mola di pietra,
trascinata in tondo da un asino bendato,
la casa tremava, e un rombo continuo
saliva dal pavimento"
Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, pag. 185,
Einaudi Editore, Torino, 2014.
E s'apre il cuore quando leggo il nome
dell'antico trappeto sulla via
della marina nostra amica mia,
ambienti da rettangoli formati
le volte a botte ed asini a girare
le mole delle vasche con le bende
un tetto a chiancarelle a copertura
lamine in pietra dura sembra selce
interno di museo d'altri tempi
macine, torni e tini, un focolare,
il regno dell'attiva vivandiera
che preparava il pasto agli operai
si davano a scambiarsi la fatica
tre volte in ventiquattro di giornata
o forse due in tempo sindacato.
Ricordo vivandiera del trappeto
a fianco di stazione del ridotto
lo scartamento della ciclatera,
erano i tempi primi al secondario
e la gran madre era vivandiera,
legumi cucinati al focolare
fagioli o ceci ed acqua al primo sale
unico piatto e ricca colazione
con olio fuoriuscito dalla pressa,
e pane la schanata, tre fettine
del forno di Lucrezia fatto a mano
zuppa di pane intriso di quell'acqua
profumi di quell'olio appena fatto
e sento ancora odori di quel luogo.
Ma è tempo di tornare alla marina
a proprietà di nobile casato
d'alte mura protetto e custodito
d'intrecci di famiglie e di progenie
economia d'un tempo trapassato
ed era pieno il luogo di strutture
fondante conduzione e di risorse.
Tutto è cambiato ormai non più le presse
e l'olio con lattine a noi concesse
Lorenzo 26.11.23

"Così Speranza sceglie un punto
di osservazione più basso per riprendere
[...] il Panorama del mio paese,
in un tratto in cui il caseggiato
è più lontano essendosi la lama
un po' allargata [...]
Come accennato, la tensione verso l'alto,
[...] è tripartita oltre che dai campanili
di San Domenico e della Cattedrale, [...]
anche dal massiccio campanile
di san Francesco della Scarpa, quello che
che nello skyline della città segna
il profilo più alto, terminante
col suo bulbo rococò a cipolla"
Emanuele Cazzolla, Francesco Speranza,
Pittore del Novecento, Claudio Grenzi Editore,
Foggia 2023, pagg. 164,165.
Descritta dai cantori quella lama,
pittore del mio borgo conosciuto
pronto a schizzare sui foglietti estivi,
ed un poeta il suono di campane,
le vele e campanili del mio borgo
descrive in lingua madre quei suoi canti,
seduti a meditare su quei luoghi.
Un fosso d'incompiuto corso d'acqua
scendendo dalla murgia fino al mare,
quando la mena riempie arido letto,
regno d'incalliti cercatori
di cicorielle a valle e funghi ai sassi,
quando la pioggia attesa dona frutti,
non solo lumachine su pareti.
E' regno incontrastato di cinghiali,
chiosa il cartello posto sulla strada
che dal mio borgo sale alle matine.
Due ponti sopra il corso di quel fosso
attraversati da generazioni,
il primo porta a scala degli ingegni,
la sede del liceo nel convento
ed il secondo verso borghi interni
posti sulle alture della murgia.
E' l'orizzonte spazio temporale
grida di locandina dell'evento,
e' degno d'ateneo degli anziani
com'anche al centro di ricerche urbane.
La linea immaginaria che si sposta
davanti ai nostri occhi di continuo
perchè traverso i sacri luoghi aviti
avviene conoscenza del passato,
per raccontare storia per futuro
per mezzo d'esperienza del presente.
E' un parco naturale quella lama,
è roba per il cuore per chi l'ama
Lorenzo 17.11.23
"Una civiltà di pastori
si trasforma in parte
in una civiltà contadina,
[...] e già la civiltà contadina
si dissolve pel mondo
e sorgono centri operai,
come querce solitarie"
Carlo Levi, Tutto il miele è finito,
Ilisso edizioni, Torino, Einaudi 1964, pag. 37.
Intreccio di civiltà d'un tempo
Cattedrali nel deserto
civiltà ambivalenti
i pastori in transumanza
che diventano operai.
Sono querce solitarie
in ambiente conosciuto
tra due mari dello Ionio,
nella piana degli ulivi,
nelle zone dell'industria
capannoni abbandonati,
dopo l'auge del respiro,
di lavoro già in disuso
in colline brulle e grigie
dall'argilla refrattaria
dei calanchi di Lucania,
tra le greggi in terra sarda,
mentre a pranzo si cucina
maialino succulento.
La miscella preparata
da diverse istituzioni
per pastori e contadini
operai e diplomati,
funzionari tra quei mondi,
separati eppur vicini
che appaiono lontani,
affluenti al grande fiume
della cassa meridiana,
sotto il sole che s'avventa
su quel mirto che t'inebria,
tra gli ulivi secolari,
come ai solchi di frumento
grano duro a nutrimento.
Lorenzo 28.10.2023
“Non piangete la mia assenza,
sentitemi vicino e parlatemi ancora.
Io vi amerò dal cielo come vi ho amati sulla terra.”
Sant'Agostino
Le note allegre d'interrogazione
lorquando si portavano a lavagna,
gli alunni tuoi a invito rallegrante
e li invitavi alla dimostrazione,
tu iniziavi in detto d'allegria,
fondendo la fiducia a superare
l'angoscia di fallire quel quesito
e d'amore cantavi la canzone,
"parlami d'amore Mariù" dicevi.
Amore era per te il tuo lavoro,
di formule, equazioni e teoremi
e ai numeri apparivano le note
di pentagrammi in auge nel sessanta.
Amavi il tuo lavoro per portare,
come dicevi "il pane alla famiglia",
non quello azzimo, ma quello dolce,
profumo del mandorlo a primavera,
una delle metafore che amavi,
capendo, infine, il senso di parole.
E mentre si cantava, la notizia
di tua mancanza a vita sulla terra
per riposare in Vita oltre la morte,
quel giorno che giammai dimentichiamo,
novantaquattro il ventisei d'aprile,
ci manca la risata e il suo vocione,
gli sguardi che davano sicurezza,
sapeva tutto e rispondeva a tutto.
Ed era martedì quel giorno triste,
un'ora d'intervallo a second'ora
e non rientrasti più tra i tuoi alunni.
Il volto col sorriso, il tuo esserci,
sono insieme sempre, per non perderci.
Lorenzo 25.9.23
Dedicata al Professore Michele dai suoi discepoli d'un tempo.
"La tradizione narra di una
principessa napoletana
dalla bellezza leggendaria,
abbandonata prima di andare all'altare
e che per il dolore iniziò a vagare
senza meta tra le strade di Napoli,
in abito nuziale. [...] Ecco perchè si dice
che porta fortuna nelle case.
E' la bella 'mbriana che diffonde il bene
girovagando fra le mura domestiche
sotto forma di una lucertolina."
Valentino Losito, ZITTI ZITTI, PIANO PIANO
Storie, personaggi, musiche e leggende della Controra
SECOP edizioni, 2022 pag. 214
Fortuna e buona spinta data in sorte
dice il proverbio detto in volgar modo
si manifesta dietro tende mosse
dal vento nelle ore di controra
la bella'Mbriana che diffonde il bene
girovagando tra le mura amiche
oppure tra pareti di campagna
poste dai contadini per confine
macchiate dai licheni orme del tempo
e sottoforma di lucertolina
lo spirito di casa e dei poderi
dolce angelo al vecchio focolare
appare a meridiana alla controra
obbligo per fanciulli di dormire
parla il silenzio di penombra stanza
e guai a chi non dorme dice il padre
quando in strada impazza il caldo afoso
magia e mistero intrecciano il suo fare
in angoli nascosti si ripone
uscendo solamente qualche istante
controlla consigliando gli abitanti
aggiungi un posto in tavola con sedia
se l'ospite d'onore si presenta
porta serenità spirito buono
tre spiriti vocati nell'inverno
quando i racconti detti intorno al fuoco
propiziano il riposo della notte
il monaciello 'mbriana e la janara
davano il sonno fino all'alba chiara
Lorenzo 16.9.23