Blog di Poesia, prosa e approfondimenti. I testi presenti in questo blog sono stati pubblicati in vari libri a nome dell'autrice.I diritti di tutti gli autori sono riservati, poichè sottoposti alla legge che tutela il copyright.Ogni violazione sarà denunciata.
domenica 24 gennaio 2016
Cent'anni
Oggi vigilia a nascita d'angoscia
un mese dopo dell'attesa in grotta
figlia sorella madre del tuo tempo
compiuto e arcano nei tuoi anni belli
occhi lucenti mano sull'infante
piccolo allora sguardo nei tuoi lumi
pur se guardavo avanti nel cammino
sentivo quella notte i passi al duolo
ora in attesa d'un occulto segno
m'infrango nella notte nel tuo sguardo
cerco la luce e sempre mi consola
i tuoi cent'anni sono la mia guida
ho guadagnato e attendo di scoprire
il piglio che trafigge madre mia
Copyright © Lorenzo 24.1.16
lunedì 4 gennaio 2016
Fermati / in terza rima
Fermati un poco e più non avanzare
amico mio ancora nei tuoi passi
un'ombra mi sovrasta per migrare
mi strappa e mi trascina sopra i sassi
ti chiamo alato segno del destino
vecchio compagno dei giorni di prassi
tra i campi nero verdi del mattino
qualcuno sta arrivando alle mie spalle
per prendermi per mano mentre chino
i miei ricordi di speranze belle
quel treno risalito pei miei sogni
più non potrà condurmi nella valle
che gioventù stringeva nei bisogni
di affetti cari in erta dei miei giorni
Copyright © Lorenzo 4.1.16
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domenica 3 gennaio 2016
Fermati
Fermati un poco e più non avanzare
amico mio ancora nei tuoi passi
un'ombra mi sovrasta nel mattino
mi strappa e mi trascina oltre la vita
ti chiamo alato segno del destino
vecchio compagno dei giorni passati
tra i campi polverosi nero verdi
qualcuno sta arrivando alle mie spalle
per prendermi per mano e poi sottrarmi
ai miei ricordi ed alle mie speranze
quel treno risalito pei miei sogni
più non potrà condurmi presso voi
nella terra che gioventù stringeva
gli affetti cari in erta d'una lama
Copyright © Lorenzo 3.1.16
venerdì 28 agosto 2015
Chi è l'animale?
- Immagine reperita in rete -
E’ più importante impedire a una bestia di soffrire, piuttosto che restare seduti a contemplare i mali dell’Universo
(Buddha)
Tutti
gli esseri della terra nascono per vivere il tempo a loro destinato.
La
fine della loro esistenza dovrebbe rappresentare la conclusione di un ciclo
naturale e non causato dall’uomo. Dal periodo delle caverne l’umano uccideva
gli animali solo per nutrirsi e per coprirsi dal freddo, col tempo, oltre al
bisogno, la necessità di ammazzare infinite specie animali si é trasformata in
orribili scempi a scopo di lucro, esperimenti, vivisezione e per sport, un vero,
inutile e crudele scempio!
La
malvagia e indegna mattanza ha creato danni irreversibili, infatti,
numerosissime stirpi sono ormai estinte per mano dell'uomo, altre stanno scomparendo. La
sofferenza che l’uomo infligge agli animali è lunga e penosa, sfocia in
un’agonia immensa e crudele.
Ogni
creatura del mondo animale ha diritto al nostro rispetto e non dovrebbe subire
alcun patimento per causa nostra. Una creatura, allo stato brado o
addomesticato, fa parte del generoso dono che il Creatore ha dato all’uomo,
come compagno di vita e/o armonia della sua stessa esistenza. Proteggerli dalla
sofferenza, amarli, rispettarli, rappresenta un nostro dovere, soprattutto è un
atto d’amore che dovrebbe sgorgare spontaneo dal cuore, più importante della
contemplazione dell’universo, poiché senza gli animali il mondo sarebbe
imperfetto e incompleto.
© Gelsomina Shayra Smaldone
“Io
vi chiederò conto di ogni animale ucciso" (Gesù)
sabato 22 agosto 2015
...e allora me ne vado...
- Foto reperita nel web -
Capita sovente che in ogni forma o relazione d'amore viene chiesto una scelta:
"Chi lanci dalla torre me o l'altro/gli altri ?"
E' una pretesa assurda e crudele pur se nasce da un bisogno incondizionato di massima considerazione e priorità affettiva.
Quando, ovviamente, non si scegli nessuno e si esprime la volontà e la capacità di poter amare tutti, segue una condanna peggiore della pretesa stessa!
© Gelsomina Shayra Smaldone
"Chi lanci dalla torre me o l'altro/gli altri ?"
E' una pretesa assurda e crudele pur se nasce da un bisogno incondizionato di massima considerazione e priorità affettiva.
Quando, ovviamente, non si scegli nessuno e si esprime la volontà e la capacità di poter amare tutti, segue una condanna peggiore della pretesa stessa!
© Gelsomina Shayra Smaldone
sabato 15 agosto 2015
L'Amore cos'è?
Chissà quante volte ci saremo chiesti “cos’è l’amore?”
E’ una domanda che trova una semplice risposta oggettiva. E’
un sentimento intenso, generoso, appagante.
E’ delizia, estasi, passione, moto continuo di emozioni,
tenerezza, condivisione.
Senza l’amore la vita non avrebbe quel senso profondo che la
rende unica e meravigliosa.
Amare con tutto il cuore non è mai semplice come si crede,
giacché talvolta subiamo il contagiato di umane fragilità e di contrastate
ragioni o forze opposte di differenti nature.
Tutti auspichiamo all’eterno amore, ma per donargli una vita
durevole e ricca necessita rinnovarlo quotidianamente, anche con piccoli gesti,
con una semplice frase: ti amo.
L’amore infiamma i cuori
facilmente e alla stessa maniera cede alla pigrizia, all’abitudine, per queste ragioni cadiamo in errore e diamo
per scontato che l’altro sappia cosa proviamo. Ci convinciamo, senza accorgercene, che sia irrilevante
e ovvio testimoniare la sua presenza, il suo trasporto.
Un rapporto d’amore va curato come una giovane pianta,
continuamente in crescita, bisognosa di cure e di nutrimento.
La sua melodia è rappresentata dall’immaginario pentagramma
sul quale, attraverso le parole, diamo forma alle note di un concerto magnifico
e unico.
Quanti rimpianti emergono dal nostro cuore al solo pensiero
del distacco dalla persona amata! E se la vita ci comunicasse che abbiamo solo
una manciata di minuti per esprimere la nostra passione? Non esiteremmo a proferire
fragorosamente le due semplici ma importanti parole, e, sicuramente, lo faremmo
con il clamore di un’onda, spogli di quella stupida convinzione di
prevedibilità che ci appartiene.
© Gelsomina Shayra Smaldone
sabato 8 agosto 2015
Deliri
in buona compagnia
dei saltabeccanti piccioni
raccoglieva torsoli di mela
tra i rifiuti e
biascicava versi improbabili
parto dei suoi deliri
nel nosocomio
conobbe una sua pari
portava con sé dei versi
di campana e una foto sgualcita
lampi di visioni
a mordere giorni di macerie
poi un mattino li trovarono
abbracciati le vene recise
che già sorvolavano cieli
sconosciuti ai mortali
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