mercoledì 9 gennaio 2008

Prigioniera


Brucia ancora quest'anima
Mentre scava tra la cenere dei sogni
Raggomitolo il dolore in bozze di cemento
E s’inarca il tempo per non perire
Sepolto tra i tagli del cuore
Pallide emorragie di flutti cadenti
Imprigionano fobiche ipocondrie
Lungo l’ingiustizia del mio vivere
Non so guarire

venerdì 4 gennaio 2008

La mia generazione


Ho visto uccidere natura
e non me ne sono accorto.

Nelle incertezze di una generazione
cresciuta sulla stampa di ideologie fasulle,
di carta per denaro, di immagini suadenti,
si è perduto il mondo di nostra fanciullezza.
Nei miraggi d'avito perbenismo,
dove Iddio c'era per tutto,
si sono rimescolati il tradimento delle carni,
l'insulto per gli amici, il vilipendio della stirpe.
Nel letto di spose ripudiate abbiamo cresciuto serpi;
nel futuro anche ai figli oggetti di consumo,
come le nostre vesti, come gli assurdi idoli
dei giorni nostri vuoti.

Ho visto uccidere le genti
e non ho fatto nulla.

C'è stato un grande correre addosso al progresso,
calpestando onore per la bavosa voglia
d'avere più del vicino,
per esser meno poveri soltanto nelle tasche.
C'è stata frenesia stolta a comandare le genti
per farne portaborse di cultura preconcetta.
C'è stata l'amarezza a risvegliare i popoli
ch'abbiamo affamato, privandoli di un Eden
che aveva la ricchezza di un mondo primitivo,
confuso solo dal bianco del volto dei padroni
mai desiderati.

Non vedo più le lucciole
né cantano cicale.

In mezzo a noi il cemento, granitico terrore,
emblema della forza di una specie debole,
perplessa costruzione che vuole vinto il tempo,
che ha per contraltare il verde dominato.
In mezzo a noi il deserto che s'estende sui valori
di uomini ignoranti, da sempre posseduti
con presunzione ignara dal gusto del non essere.

lunedì 31 dicembre 2007

venerdì 21 dicembre 2007


QUESTA E' LA MIA CANZONE E IO NON LO SO
QUESTA E' LA TUA CANZONE E TU NON LO SAI


{Cosa fai ragazza - Biagio Antonacci 1998
Per augurarvi Dolci, Leggere e Magiche Atmosfere Festive... Angie ^_*


Nanananananananana ...che sguardi hai
Nanananananananana ...sembra che non lo sai...


 boomp3.com


mercoledì 12 dicembre 2007

Caro Babbo Natale

E’ all’imbrunire del giorno che i miei pensieri si vestono di foglie d’autunno e di fiocchi di neve. Scivolano nell’anima in un vortice silenzioso, s’accompagnano ad una lacrima, appena imprigionata nel cuore, per non impedire al sorriso di espandersi intorno.
Raccolgo la forza dalle braccia della mente e vado in giro ad innestare, come gemma di marzo, un piccolo sorriso tra gli occhi spenti che m’attendono.
Abbraccio il dolore tra i freddi cartoni delle panchine, sotto i muri della stazione, tra verdi lenzuola di sangue, tra i bimbi ignorati vestiti di niente, tra vecchi raggomitolati in rifugi deserti, tra aliti solitari che appannano una finestra spenta, e ancora lì, in quella terra, dove gli spari trucidano la speranza di mani intrecciate, di fame dispersa nel giorno dei ricordi.
Rallento il mio passo nella luce veloce di fari abbaglianti, di macchine in fuga, su strade bagnate rapisco vite abbandonate sul selciato che ululano alla luna, coperta dal buio di nere coscienze.
Son piccoli, ma tanti, i regali che porto nell’ombra, leggero è il mio sacco, non mi piega le spalle, solleva la riva di tanti dolori.
Continuo il cammino, mi porta al Natale, ed a te Babbo, che di rosso colori momentanee bontà, e qui, io mi fermo, i piedi nudi incavati nel soffice manto, sapore di freddo, di luci, di canti lontani, di camini accesi, di slitte volanti.
E’ tempo di te caro Babbo Natale, ma li vedi quegli usci giocondi al mondo serrati? Perchè la gente vuol essere buona per un giorno soltanto?
Si ferma la slitta, mi guardi, sorridi e mi tendi la mano rugosa. Non posso volare, non voglio solcare un mondo di futili sogni, balocchi e profumi, gioielli e pellame, se prima non vedo, per sempre, brillare la stella cometa.
Se bontà nasce, solo, nel giorno del Figlio, ti prego, regala al mio mondo, tutti i giorni, il Santo Natale.

sabato 8 dicembre 2007

Madre d'ogni tempo




Il suo dramma con sé porta
Tra braccia dignitose raccolto
All’olimpo consacrata offerta
D’una carcassa privo il suo dolore
Voce nel silenzio non s’infrange
Forza si erge
Su mistiche differenze
E limpide utopie
Sorge
Di madre ritratto
Sommesso eco
D’amore incorrotto